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Oms: la carne rossa nuoce alla salute, alza il rischio di cancro

Carne rossa

In un articolo pubblicato sulla rivista Lancet, la International Agency for Researche on Cancer (IARC) organismo delle Nazioni Unite, lancia l’allarme sul consumo di carni rosse e prodotti insaccati che sarebbero cancerogeni.

L’Agenzia ha inserito prodotti come i wurstel e gli insaccati fra i cancerogeni appartenenti al gruppo uno, con effetti paragonabili al fumo ed al benzene.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, attraverso la sua agenzia IARC classifica le sostanze chimiche, fisiche e biologiche, valutandone il grado di rischio, secondo criteri generali condivisi dalla comunità scientifica internazionale, dividendole in quattro gruppi, che vanno dal gruppo 1, ossia quelle sicuramente considerate cancerogene, fino al gruppo 4, come il fumo, fino a quelle probabilmente non cancerogene.

La IARC ha valutato la cancerogenicità del consumo di carnerossa e quella delle carni lavorate.

Secondo l’OMS, per carne rossa si intendono tutti i tipi di carne provenienti da un mammifero, come la carne di manzo, di vitello, di maiale, di agnello, di montone, di cavallo e di capra.

La IARC riferendosi alle carni lavorate, parla della carne che è stata trasformata attraverso la salatura, la stagionatura, la fermentazione, il fumo, o altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione.

Le carni più elaborate contengono carne di maiale o di manzo, ma i prodotti trasformati possono anche contenere altre carni rosse, pollame, le frattaglie, carne o sottoprodotti come il sangue.

Esempi di carni lavorate sono hot dog (wurstel), prosciutto, salsicce, carne in scatola, e il biltong o carne secca, così come carne in scatola e preparati e sughi a base di carne.

Il lavoro pubblicato sulla rivista Lancet si è basato sull’esame della letteratura scientifica ad oggi prodotta. Lo studio è stato portato a termine da un gruppo di lavoro composto da 22 esperti, provenienti da 10 paesi. La conclusione è che negli esseri umani esiste, per quanto riguarda il consumo di carne rossa, una forte evidenza meccanicistica a sostegno di un effetto cancerogeno.

Il gruppo di lavoro IARC ha considerato più di 800 studi (eseguiti in molti paesi e e su popolazioni con diete diverse) che hanno indagato le associazioni di più di una dozzina di tipi di cancro con il consumo di carne rossa o carne lavorata.

La prova più influente è venuta da ampi studi prospettici di coorte condotti nel corso degli ultimi 20 anni.

Questa associazione è stata osservata principalmente per il tumore del colon-retto, ma le associazioni sono state anche osservate per il cancro al pancreas e il cancro alla prostata.

Nel caso invece delle carni lavorate, queste sono state classificate come cancerogene per l'uomo (gruppo 1) sulla base di prove sufficienti ad affermare che il consumo provoca il cancro del colon-retto.

Christopher Selvaggio, direttore della IARC, ha spiegato che “questi risultati supportano ulteriormente le attuali raccomandazioni della sanità pubblica di limitare l'assunzione di carne”.

Ha poi aggiunto che “allo stesso tempo, la carne rossa ha valore nutrizionale. Pertanto, questi risultati sono importanti per consentire ai governi ed alle agenzie regolatorie internazionali di condurre un esame approfondito del rischio, al fine di bilanciare i rischi ed i benefici di mangiare carne rossa e carni lavorate, e per fornire, infine, le migliori possibili raccomandazioni dietetiche.”

Ovviamente lo studio pubblicato su Lancet ha provocato alcune risposte delle nostre associazioni come l’Assocarni o della Coldiretti che, sulla base di quanto pubblicato affermano che nel nostro paese il consumo di carni rosse e di insaccati, è più basso delle soglie di rischio pubblicate dalla IARC.

Ad esempio, di fronte ad una cancerogenicità derivata da un consumo quotidiano di 100 grammi di carni rosse e di 50 grammi di insaccati, in Italia si consumano in media 200 grammi a settimana di carni rosse e solo 25 grammi al giorno di insaccati, dosi al di sotto della soglia di pericolosità.

La Coldiretti, inoltre, ha dichiarato che “gli animali allevati in Italia non sono uguali a quelli allevati in altri Paesi e che i cibi sotto accusa come hot dog, bacon e affumicati non fanno parte della tradizione italiana. Il consumo di carne degli italiani con 78 chili annui a testa è ben al di sotto di quelli di Paesi come gli Stati Uniti con 125 chili a persona, o dell'Australia con 120 chili, ma anche della Francia con 87 chili a testa”.

Il ministero della Salute, d’altro lato ha informato di aver già attivato il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare, chiedendogli di esprimere un parere scientifico sulla questione.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, nel dichiarare che le considerazioni dell’OMS sono preliminari. e quindi non suscitano allarmismi, ha ricordato che “noi come Italia proponiamo la dieta mediterranea, che è parte della nostra cultura, ed ha già in sé tutte le caratteristiche per una vita salubre, grazie ad un apporto equilibrato di nutrimenti freschi e di tutte le componenti nutrizionali”.

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