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Il crepacuore esiste e può essere letale, la sindrome si chiama Takotsubo

crepacuore

Quella che nel linguaggio comune viene chiamato “crepacuore”, ossia una “rottura” del cuore per causa di uno stress o un dolore emotivo fortissimo, è in realtà una sindrome chiamata Tako-tsubo.

A sostenerlo è un articolo pubblicato su New England Journal of Medicine, da un gruppo di ricerca internazionale di cui hanno fatto parte, tra l’altro, anche ricercatori italiani provenienti dall’istituto di Cardiologia dell’Università Cattolica di Roma.

Il gruppo ha coinvolto vari istituti internazionali quali la Mayo Clinic di Rochester, l’Università di Zurigo e l’Oxford University. Si tratta del primo studio internazionale sulla sindrome di takotsubo.

La sindrome Takotsubo, o cardiomiopatia da stress, oppure nota volgarmente come sindrome del cuore infranto, è caratterizzata da una disfunzione del ventricolo sinistro, di solito transitoria, la quale però si manifesta con una sintomatologia che è molto simile a quella dell’infarto acuto, e cioè con dolore toracico, dispnea, alterazioni elettrocardiografiche e alterazioni degli enzimi di necrosi.

Ha un tasso di mortalità di circa il 5%.

Takotsubo, per noi strano nome, deriva dal fatto che venne scoperta e classificata per la prima volta in Giappone nel 1991, ed è caratterizzata da una transitoria modificazione dell’apice ventricolare sinistro che assume la forma del cestello (tsubo in giapponese) che i pescatori utilizzano per pescare il polpo (tako in giapponese).

La sindrome è più comune nelle donne oltre i 60 anni di età, e potrebbe avere come causa scatenante un prolungato stress emotivo, come spesso risulta dall’anamnesi dei pazienti, mentre pur presentando all’ECG un sopra slivellameno del tratto ST, caratteristico dell’infarto, all’esame coronografico non presenta segni di stenosi.

Lo studio è stato eseguito su 1.750 pazienti affetti da sindrome takotsubo, ed ha mostrato che questi pazienti presentavano una più alta frequenza di disturbi neurologici, rispetto a coloro che avevano avuto una sindrome coronarica acuta, ed erano quindi a rischio maggiore per gli eventi avversi.

Si ipotizza che sindrome takotsubo potrebbe avere una causa neuropatica, perlomeno nel 50% dei casi, come dice Leda Galiuto, docente alla Cattolica e cardiologa presso il Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico Gemelli, spesso associata a depressione.

Già nel 2010 si era ipotizzato in un articolo pubblicato sull’European Hearth Journal, che la sindrome fosse dovuta ad una costrizione reversibile dei piccoli vasi cardiaci, e lo studio appena pubblicato conferma che le disfunzioni del miocardi e del sistema vascolare cardiaco, sono reversibili.

Nel 12% dei casi la sindrome di Takotsubo, può però portare a quello che si chiama una shock cardiogeno, cioè ad una perdita dell’efficacia ed efficienza della pompa cardiaca, e nel 5% dei casi può provocare la morte del paziente.

I dati emersi dallo studio indicano l’importanza di un coretto ed adeguato intervento nella fase acuta e dell’altrettanto importante follow up.

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