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Acqua di Roma Nord tra arsenico e amianto

Questa storia dell’acqua all’arsenico sta divenendo un guazzabuglio in cui è difficile stabilire dove sono le responsabilità e dove c’è stata quantomeno un’omissione, da parte delle strutture incaricate, di atti che perlomeno iniziassero un processo per risolvere il problema.

Visto che siamo in Italia, i nostri governanti hanno invece pensato bene che una maniera di risolvere il problema era quello di farsi autorizzare l’innalzamento dei limiti dell’arsenico per acqua potabile.

Credo valga la pena di ripercorrere la storia di questi ultimi anni che ci racconta che già nel 2001 l’Unione Europea aveva emesso una direttiva con la quale venivano posti dei limiti alla presenza di alcune sostanze nelle acque potabili quali l’arsenico, il borio, ed i fluoruri.

Quella direttiva venne recepita dall’Italia, anche se si sapeva già che in alcune aree del nostro Paese vi erano delle acque con valori maggiori di queste sostanze, e quindi si chiese all’Ue una deroga per il valore massimo per quelle sostanze.

Tale deroga venne concessa e rinnovata su richiesta delle nostre autorità che la chiudevano con la “scusa” che avevamo bisogno di maggior tempo per attuare le misure correttive necessarie per riportare i livelli entro i limiti stabiliti.

Nel mese di febbraio del 2010 l’Italia avanzò l’ennesima richiesta di deroga e questa volta l’Ue, nel mese di ottobre dello stesso anno, concesse l’ennesima deroga per quanto riguarda la concentrazione del borio e dei fluoruri ma la negò per l’arsenico la cui concentrazione restò fissata in 10 μg/l, con “temporanee” deroghe possibili solo fino a 20 μg/l, poiché, sulla base delle prove scientifiche conosciute, valori maggiori possono portare a gravi rischi per la salute, come alcune forme di cancro.

I comuni in Italia che hanno l’acqua potabile con alti valori di arsenico sono all’incirca 130 e sono sparsi tra Campania, Lazio, Toscana, Trentino-Alto Adige, Lombardia, e Umbria, ma è il Lazio, con ben 91 comuni nelle province di Roma, Viterbo e Latina, la regione maggiormente a rischio.

Al momento attuale la situazione dei valori ammissibili per la presenza dell’arsenico nelle acque è di 50 μg/l, grazie all’ennesima deroga scaduta però nel mese di gennaio, a fronte, è bene ripeterlo di un valore soglia di 30 μg/l, individuata come limite oltre il quale ci sono rischi di sviluppare forme di cancro, ed un limite massimo, derogabile solamente per alcuni mesi nei quali il livello di arsenico deve essere riportato nei limiti, che è quello di 20 μg/l che è stato fissato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.

I fatti ci dicono quindi che dal 2001 ad oggi, le varie amministrazioni che si sono susseguite, nella nostra Regione e nei nostri comuni, poco o niente hanno fatto per risolvere il problema e soprattutto per garantire alla popolazione un’acqua che sia realmente potabile.

L’ironia, non della sorte, fa si che accadano cose incredibili, così da un lato gli abitanti di Santa Maria di Galeria non possono più usare l’acqua nemmeno per cucinare, mentre dall’altro lato ricevono la bolletta dell’acqua da pagare come se tutto fosse normale!

Gli acquedotti che trasportano acqua contaminata dall’arsenico sono quelli che servono una zona, per fortuna, con scarsa urbanizzazione nella periferia nord ovest di Roma, e sono vecchi acquedotti rurali dell’Agenzia per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura della Regione Lazio e sono quelli di Malborghetto, Camuccini, Piansaccoccia, Monte Oliviero, Santa Maria di Galeria, Brandosa, Casaccia-Santa Brigida, acquedotti che servono circa 500 utenze e sono gestiti dall’Arsial in attesa di passare all’Acea.

Il Codacons ha detto di aver depositato un esposto in procura “per verificare eventuali ritardi od omissioni da parte dell’amministrazione capitolina nelle informazioni rese agli utenti”

Secondo il Codancons uno dei primi provvedimenti ad essere presi dovrebbe essere quello di esentare i cittadini, che ricevono acqua dagli acquedotti incriminati, dal pagamento delle bollette.

La parola ora, oltre a passare nelle mani degli amministratori comunali, passerà anche nelle mani del procuratore aggiunto Roberto Cucchiari che è stato incaricato di coordinare gli accertamenti al fine di individuare le responsabilità. 

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