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L'attività fisica e la corsa prevengono i danni agli occhi

Correre contro le maculopatie

Che l’attività aerobica, come ad esempio correre, faccia bene alla salute è ormai di dominio comune. Ora, secondo una nuova ricerca, i benefici si estenderebbero anche agli occhi.

Secondo lo studio statunitense della Emory University, l’attività aerobica non solo aiuta a prevenire le malattie cardiovascolari e a mantenere il peso corporeo nei limiti del normale, ma sarebbe un valido strumento di prevenzione nei confronti delle maculopatie.

Si tratta di una patologia che colpisce la macula, un’area della retina che ha funzione di consentire la visione centrale distinta come, ad esempio leggere, riconoscere un volto o guidare.

I dati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Neuroscience. Lo studio è stato portato a termine sui topi e per la prima volta individua una relazione tra attività fisica e stato di salute degli occhi.

I risultati consentono agli studiosi di affermare che ai primi sintomi di maculopatia un programma specifico di attività fisica potrebbe rallentare la degenerazione retinica.

Il sintomo più evidente delle maculopatie, che colpisce soprattutto gli anziani, è la caratteristica perdita progressiva della funzione visiva centrale (al centro del campo visivo).

La patologia può essere avvertita anche con una distorsione delle immagini come, ad esempio, le righe di un quaderno che non appaiono più dritte oppure, meno frequente, una compromessa percezione delle dimensioni degli oggetti guardati.

Gli scienziati hanno eseguito i test su dei topi da laboratorio sottoponendoli ad un mese di attività fisica su un tapis roulant, un’ora al giorno per cinque giorni a settimana.

Trascorse due settimane di esercizio fisico, ai topi è stata procurata una degenerazione retinica grazie ad una luce abbagliante.

Il passo successivo è stato quello di confrontare il danno retinico nei topi attivi fisicamente con quello degli altri animali che non avevano svolto attività fisica nelle settimane precedenti.

I dati raccolti indicano, quindi, che i topi attivi risultavano maggiormente protetti, presentavano un minore danno retinico e una maggiore presenza di una molecola che protegge le cellule retiniche, il BDNF.

I prossimi passi annunciati dagli studiosi saranno quelli finalizzati a verificare se l’esercizio fisico produce effetti benefici anche per altre patologie che colpiscono gli occhi come il glaucoma e la retinopatia diabetica.

Secondo il coordinatore dello studio, Machelle Pardue, il lavoro svolto presenta dei risultati che “suggeriscono l’utilità di programmi di esercizi fisici personalizzati nel trattamento delle malattie degenerative retiniche”.

Secondo il ricercatore, in futuro, l’attività fisica potrebbe essere una delle prescrizioni eseguite dagli oftalmologi, “un intervento a basso costo per ritardare la perdita della vista”.

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