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Allergie alimentari: 600 mila bambini italiani ne soffrono, attenzione alle etichette

Si è svolto qualche giorno fa, dal 22 al 26 giugno a Milano il World Allergy and Asthma Congress 2013, organizzato dall’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI) , in cui sono state presentate le linee guida sull’allergia alimentare e la sua profilassi.

I numeri che sono stati diffusi al convegno sono impressionanti.

In Italia ci sono oggi circa 2 milioni di soggetti che hanno allergie ad uno o più cibi. Per quanto concerne i bambini quelli che sono allergici e/o ipersensibili a latte, uova, nocciole sono, circa 600 mila, praticamente raddoppiati nel corso dell’ultima decade.

Le linee guida presentate si rivolgono a medici, a malati ed ai loro familiari, e si chiedono se le allergie alimentari possano essere prevenute e come si fa a diagnosticarle con esattezza.

Quando si parla di prevenzione, come dice Maria Antonella Muraro, responsabile del Centro di riferimento regionale per lo studio e la cura delle allergie e delle intolleranze alimentari del Dipartimento di Pediatria dell’Università di Padova nonché segretario generale EAACI, bisogna rinforzare l’informazione che “L'allattamento al seno esclusivo nei primi 4-6 mesi di vita del bambino le riduce” e nel caso in cui non sia possibile allattare al seno, bisognerebbe allora usare un latte vaccino ipo-allergenico.

Non serve a nulla, secondo la Muraro, ritardare “l’incontro” del bambino con una serie di alimenti considerati a rischio.

Una volta iniziato il processo di svezzamento del bambino se c’è una allergia non è ritardando l’incontro con le uova, ad esempio, che si possa influire o prevenire l’allergia.

Secondo uno studio che è stato presentato a Milano, le allergie alimentari verrebbero in qualche modo decise dalle condizioni e dalle abitudini alimentari della mamme che sarebbero in grado di influenzare e modulare le attività del sistema immunitario del bimbo.

A questo proposito qualche settimana era stato pubblicato uno studio, di cui vi abbiamo riferito su Vita di Donna del 23 giugno, in cui secondo uno studio fatto  dall’Università di Stoccolma, il pesce che contiene alte dosi di Omega 3, se assunto sin da piccoli, può essere in grado di fortificare il sistema immunitario riducendo, quindi, l'insorgenza di allergie.

Sono questioni però che ancora viaggiano nel terreno delle  ipotesi, seconda la Dott.ssa Muraro, che dovranno essere confermate, mentre un elemento che assume grande importanza e sul quale bisognerebbe da un lato fare chiarezza e dall’altro imporre regole chiare è quello dell’etichettature e della informazioni che vengono date ai consumatori.

La dicitura “può contenere” ad esempio, (e questa è anche la mia opinione personale come soggetto affetto da varie allergie), dovrebbe essere vietata, poiché è totalmente inaccettabile che una ditta produttrice non sappia cosa sta mettendo nel cibo mettendo a rischio la salute dei consumatori.

Basti pensare a quanti prodotti contengono la frutta a guscio, una patologia allergica persistente per la vita e che spesso può provocare uno shock anafilattico.

C’è quindi necessità di intervenire sull’industria anche se dobbiamo riconoscere che le etichettature di prodotti europei sono abbastanza fatte bene ed informano adeguatamente anche se, ripeto, la dicitura “potrebbe contenere” non è chiara e confonde i consumatori e l’Unione Europea dovrebbe intervenire per cancellarla.

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