Sei qui: Home Salute Amputata la mano trapiantata 13 anni prima, forti reazioni di rigetto

Amputata la mano trapiantata 13 anni prima, forti reazioni di rigetto

Nel 2000 l’intervento di trapianto della mano eseguito dal professor Marco Lanzetta suscitò molto interesse. Dopo 13 anni quella mano è stata amputata a causa delle ripetute crisi di rigetto.

Il trapianto, primo in Italia di questo genere, fu portato a termine all'ospedale San Gerardo di Monza. Già da allora il paziente, Walter Visigalli, era consapevole delle difficoltà che avrebbe potuto incontrare.

Dopo l’intervento Visigalli raccontò di essere soddisfatto della scelta effettuata è iniziò da subito a seguire le prescrizioni fornite dai medici e a fare regolare fisioterapia.

Così, per diversi anni, gli inconvenienti tipici di un trapianto sono stati contenuti e le crisi di rigetto hanno avuto una forma leggera e non preoccupante.

Ma dal 2011 le condizioni di salute dell’arto, e del paziente, hanno subito un progressivo peggioramento. I farmaci anti-rigetto non facevano più il loro lavoro e Visigalli si è trovato a fronteggiare forti dolori e profonde ulcere.

Il rischio di una setticemia o di cancrena si è alzato al punto da indurre la decisione di amputare la mano trapiantata.

"Dopo due episodi di rigetto molto importanti – ha spiegato il professor Lanzetta - abbiamo deciso insieme che non era il caso di rischiare la vita e molto serenamente è stata asportata la mano ricevuta 13 anni prima”.

In presenza di reazioni di rigetto così importanti, si sarebbe reso necessario il passaggio a farmaci più “pesanti”, ha spiegato Lanzetta.

Si tratta di terapie immunosoppressive che potrebbero produrre effetti collaterali importanti. Quindi, soppesati i pro e i contro, paziente e medico hanno deciso di interrompere l’esperienza.

La decisione fa parte di “un patto che faccio con tutti i miei pazienti”, ha aggiunto Lanzetta, quello di non rischiare la vita per portare avanti un trapianto che la vita comunque non la salva.

Ora, dopo l’intervento durato circa 3 ore, Visigalli dovrà abituarsi alla nuova realtà. Per il momento ha un moncone che parte dal gomito ma presto la mano asportata sarà sostituita da una protesi, di quelle, molto probabilmente, di ultima generazione e che assicurano una certa sensibilità all’arto.

IN ARGOMENTO:

Trapianto di entrambe la mani al San Gerardo di Monza

left Siamo un' associazione no profit che si propone di tutelare la salute della donna. Forniamo gratuitamente consulenza telefonica e via email su qualsiasi problema di salute femminile. Siamo all'interno della Casa Internazionale delle Donne di Roma nell'edificio più noto come Buon Pastore del Comune di Roma

Socials Bottom

Iscriviti alla Newsletter