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Con il rene "riciclato" in laboratorio la dialisi andrebbe in cantina

I reni sono organi del corpo umano presenti a destra ed a sinistra che insieme alle vie urinarie costituiscono l'apparato urinario che filtra dal sangue i prodotti di scarto del metabolismo e li espelle tramite l'urina. Questa è la descrizione in estrema sintesi di cosa sia un rene.

Così se, come in questo caso, ci troviamo a dover valutare se un rene costruito in laboratorio, con una tecnica innovativa messa a punto da ricercatori di Boston, abbia avuto successo, ci dobbiamo porre le due domande fondamentali: filtra? produce urina?

Se le risposte sono si l’esperimento ha avuto successo.

Il rene è al mondo l’organo più trapiantabile del quale vi è maggiore richiesta. Si parla nei soli Stati Uniti d’America di circa 100.000 persone in attesa di trapianto ed ogni anno vengono eseguiti solo 18.000 mila trapianti, mentre in Italia siamo intorno ai 1500 trapianti l’anno.

Lo studio, pubblicato su Nature Medicine da un gruppo di ricercatori del General Hospital del Massachussets, descrive la tecnica con cui attraverso un rene vecchio, privato di tutte le cellule mal funzionanti, si sia dapprima ottenuta una struttura a nido d'ape che è stata poi integrata con cellule del paziente stesso.

Ciò ha dato immediatamente due vantaggi: il primo riguarda l'eliminazione degli immuno-soppressori utilizzati a vita dai trapiantati e la seconda riguarda i molti organi inutilizzabili per i trapianti, ma che potrebbero servire come struttura base.

Dopo aver messo questo rene “modificato” in un bioreattore che ha simulato le normali condizioni dell’organismo di un topo, il rene è stato in grado di produrre urina sia "in vitro" (con una funzionalità pari al 23% rispetto a un organo sano) che "in vivo" (trapiantato nei topi, la funzionalità è scesa al 5%).

Harald Ott il capo-ricercatore del Boston General Hospital ha spiegato che "una funzionalità tra il 10 e il 15 per cento potrebbe consentire a molti pazienti di rendersi indipendenti dall’emodialisi".

Ora il lavoro degli scienziati sarà quello di migliorare la funzionalità del rene ottenuto in laboratorio, accertare che questa sia costante anche nel lungo periodo, ed in più studiare come - nel momento in cui si passa a lavorare su di un rene umano, le cui dimensioni sono nettamente maggiori - sia possibile ottenere l’esatto posizionamento delle nuove cellule all’interno dell’organo.

Il professor Giuseppe Remuzzi primario dell'unità operativa di nefrologia e dialisi degli Ospedali Riuniti di Bergamo e coordinatore delle ricerche per l’Istituto Mario Negri, ha definito la linea di ricerca del Massachusetts General Hospital di Boston molto promettente e sostanzialmente simile a un progetto portato avanti dallo stesso Istituto Mario Negri.

Il Professore Remuzzi ha aggiunto che ”l’idea che si possa utilizzare l’architettura di un rene e ripopolarla di cellule nuove è vincente e soprattutto in un futuro si può considerare l’idea di usare lo stesso rene malato del paziente.

"E pensare che le prime volte che abbiamo ipotizzato una sperimentazione simile ci siamo sentiti dare dei visionari".

"Nonostante il recupero della funzionalità del rene sia ancora da raggiungere - ha aggiunto - l’obiettivo è rivoluzionario: fare in modo che la dialisi entri a far parte della storia della medicina".

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