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Autismo, l’odore di mamma facilita l’interazione sociale

Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Biological  Psychiatry e condotta dal dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova, ha messo a confronto venti bambini affetti da autismo con bambini sani è ha dimostrato come i bambini autistici siano maggiormente sensibili all’olfatto, uno dei cosiddetti sensi ancestrali di conoscenza, che gioca quindi un ruolo essenziale nei processi di interazione sociale.

In particolare è l’odore della propria madre che riesce a stimolare ed a migliorare i comportamenti di imitazione e di interazione con gli altri.

Questo studio condotto  dal professore Castiello di Padova insieme al professor Tirindelli dell’università di Parma ed all’ingegnere Maria Bulgheroni della società di ricerca Abacus di Milano, ha coinvolto venti bambini autistici tra i dieci ed i quattordici anni di età che sono stati confrontati con un gruppo di bambini  sani, o in termini più corretti scientificamente, bambini a sviluppo tipico.

I ricercatori con un complesso meccanismo hanno “catturato” e conservato l’odore delle secrezioni ascellari delle mamme, per poi sottoporlo ai due gruppi di bambini prima della sperimentazione dalla quale è emerso che i bambini a sviluppo tipico imitino le azioni dell'altro indipendentemente dall'odore che percepiscono, mentre quelli autistici hanno bisogno dell'odore della propria mamma per imitare.

Secondo il professore Castiello la ricerca con i suoi risultati offre un’importante indicazione per insegnare a sviluppare, nei bambini autistici, i comportamenti sociali.

L’autismo è una patologia che colpisce, a livello mondiale un bambino ogni centocinquanta, mentre in Italia si parla di una incidenza tra il due ed il sei per mille, che si tradurrebbe in un numero di bambini affetti da autismo tra i 120.000 ed i 360.000. Colpisce prevalentemente i soggetti di sesso maschile in una percentuale di uno a tre o quattro, senza distinzioni sociali, geografiche o etniche

E’ una malattia per la quale al momento attuale non esiste una cura farmacologica ma solo un supporto terapeutico comportamentale che dovrebbe essere di cinque o sei ore settimanali, coperte in minima parte dal Servizio Sanitario Nazionale, e con la scuola che fornisce insegnanti di sostegno.

In questa patologia il carico sulle spalle dei famigliari è pesantissimo con conseguenze fortissime che incidono sulla qualità della vita di tutti i componenti del nucleo familiare.

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