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Rimedi all'abbandono. Riflettere sulla relazione

Abbandono, riflettere sulla relazione“Se non avessi avuto questo amore, non avrei mai conosciuto l’amore, mi dico. Ma se non avessi avuto questo amore, non avrei nessun rimpianto, non ci sarebbe nessun ricordo capace di ferirmi cosi in profondità.

Se non avessi conosciuto questo amore, e dunque te, sarei più libera, oppure lo sarei meno? Forse semplicemente continuerei a non sapere niente dell’amore.

E invece qualcosa ne so. So che passa. So che finisce. Che si delude. Illude. Corrode. Che evapora. Che è una pozzanghera d’acqua limpida, e poi sporca. Che è un liquido fatto di umori corporei. Che è cattiveria. Dolcezza. Che credi sia finito e poi torna. Che è indistruttibile. Anche se si sfibra ogni secondo che passa. So che è imprendibile. E che non si può dire.” scrive Simona Vinci (pag.113)

Il primo passo di solito è quello di stilare una lista di ciò che pensiamo dell’ex partner, i suoi lati positivi, esagerati in questo momento in cui tanto ci manca, e quelli negativi, difficili da trovare in quanto abbiamo probabilmente operato una selezione assolutamente arbitraria e lo/a vediamo solo circondato/a di un’aurea di rimpianto e di splendore. Riflettere su ciò che abbiamo considerato positivo e negativo nell’altro significa dirci quali sono gli aspetti che avremmo potuto tollerare oppure no.

Il secondo passaggio implica ragionare su che cosa ci teneva legati a lei/lui. Può risultare molto utile scrivere ciò che pensiamo in proposito, quali istanze della nostra vita venivano accolte proprio da questo rapporto, quali bisogni venivano riconosciuti e soddisfatti, quali forze il rapporto avesse. Questo ci serve per stabilire un minimo di obiettività su ciò che è accaduto (difficile soprattutto se pensiamo che l’altro abbia tutti i torti e noi tutte le ragioni, oppure viceversa che la colpa è tutta nostra e l’altro resta meraviglioso e senza macchia).

Ristabilire le responsabilità reciproche sull’andamento e la fine del rapporto stesso può diventare il terzo passaggio, che implica anche analizzare le cause che hanno portato alla fine (quante volte verrà fatto nel corso di questo lutto, dieci, cento volte) e gli accadimenti che hanno segnato gli ultimi giorni. Riflettere sulla relazione nel suo complesso è il quarto passaggio. Significa pensare ai momenti belli passati insieme ma con la stessa onestà anche a quelli brutti, difficili, faticosi, ruvidi, angoscianti,…

E’ importante anche riflettere su quanto questo rapporto ci ha lasciato (quinta tappa), sulle cose che abbiamo imparato stando proprio in questa relazione, sugli aspetti di noi che sono mutati, migliorati, smussati. A seguito di queste operazioni, in questa fase, possono subentrare consapevolezza ed amor proprio. La possibilità di rendersi conto di aver partecipato “involontariamente” allo spegnersi di un sentimento non è facile, ma se riusciamo a vedere là dove il nostro errore è coinciso con l’errore altrui (tappa sei) e i meccanismi che si sono innescati, riusciamo ad avvicinarci ad una ragione di ciò che è accaduto e forse mettiamo il primo mattone che ci aiuta a superare la perdita. Ma forse non si tratta di costruire un muro, mattoncino sopra mattoncino ma di decostruirlo, togliendo invece i mattoni e buttandoli via; si tratta di buttar giù una muraglia e di piantare dell’erba per poter guardare il cielo con un orizzonte più vasto e una vista meno limitata.

Quando si chiude un amore, sopratutto se si è stati lasciati, si compie una vera e propria analisi di quelle che sono state le cause che hanno portato alla fine. Inizia la ricerca dei perché ed è interessante il fatto che i due partner raccontano due storie assolutamente diverse.
 

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Amore e abbandono: i rimedi

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Sfoglia La posta del cuore, ha cura di Umberta Telfener
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