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Credere che le relazioni debbono andare male per aver diritto ad andarsene

amore, relazioni, abbandonoLa vita postmoderna non cerca un amore “per la vita” quanto piuttosto di evitare qualsiasi fissazione; come scrive Bauman: “siamo nell’età dell’ “amore confluente” che “stona con le qualità “per sempre”, “uno e solo” del complesso dell’amore romantico; siamo nell’età della “sessualità plastica”, che significa il piacere sessuale separato dalla sua vecchia unione con la riproduzione, la parentela e le generazioni.

Viene sconsigliato il proposito di definire la relazione in cui si è momentaneamente coinvolti, irreparabilmente slegate e temporalmente definite; si è seriamente messi sull’avviso di non provarci neanche – dal momento che ogni forte legame, ogni profondo attaccamento (lasciando perdere la fedeltà – tributo ad un’idea ormai obsoleta secondo la quale l’attaccamento ha conseguenze che impegnano, dove l’impegno significa doveri) potrebbe fare del male quando arriva il momento di staccarsi dal compagno/a, come certamente succederà. Il gioco della vita è veloce....

l risultato generale è la frammentazione del tempo in episodi, ciascuno separato dal suo passato e dal suo futuro, ciascuno conchiuso e concluso. Il tempo non è più un fiume ma un insieme di pozzanghere e piscine (1999, pag37-38).”

I vagabondi amorosi, coloro che non riescono a sistemarsi in alcun luogo, che restano tendenzialmente estranei, hanno scavalcato in quest’epoca postmoderna il numero degli stanziali, i quali avevano già in epoca moderna fatto della fedeltà e della permanenza un valore.

Oggi la cultura nella quale siamo immersi spinge ad andarsene, a fare esperienze plurime, a sperimentare situazioni differenti. Scegliere di stare da una parte o dall’altra è una decisione personale non più una definizione morale. (Questo è vero a patto che non ci siano figli coinvolti, in questo caso provare a rimanere al fine di dare una opportunità ai piccoli di percepire un ambiente stabile è una definizione morale, è un tentativo che vale la pena provare a mettere in atto in quanto assicura una vita “migliore” ai figli, naturalmente a patto di riuscire a ritrovare una buona convivenza)

Chi si separa deve comunque ancora socialmente e personalmente assumersene la colpa e la paura di creare sofferenza all’altro è ancora diffusa, anche se ci sono delle “buone” ragioni per separarsi - l’amore che si è consumato, il malessere che si prova nella relazione, un incontro molto più fortunato e appagante, l’incapacità a restare.

Le forme dell’addio, effetti collaterali dell’amore, Castelvecchi Roma 2007

Sfoglia La posta del cuore, ha cura di Umberta Telfener
 
 
I PREGIUDIZI DELL'AMORE:

Credere che l’amore salvi la vita

Credere che l'amore sia "per sempre"

Credere che amore sia esclusivamente passione

Credere che amore sia fusione

Credere che l’amore si automantenga indelebilmente

Credere che ogni amore debba finire ineluttabilmente

Credere che esista una sola forma di rapporto, quello monogamico

Credere che l’abbandono subito sia una tragedia e uno smacco personale

Credere che le relazioni debbono andare male per aver diritto ad andarsene

Credere che sesso e amore coincidano

Credere che l’amore sia ordine, certezza e armonia

Avere in amore il mito della spontaneità

Avere il mito della spontaneità anche nel sesso

Credere che le donne dopo i cinquanta siano sentimentalmente da buttare via

Credere che se qualcosa va male nel rapporto è solo colpa dell’altro

Pensare che gli amori infelici “valgono di più”
 

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