Pensioni, la Lega dice no e minaccia di scendere in piazza

Pensioni, la Lega dice no e minaccia di scendere in piazzaDopo l'annuncio di Berlusconi, che ha assicurato a Bruxelles di mettere mano alla riforma delle pensioni, arriva il no secco della Lega, un no che potrebbe aprire scenari imprevedibili.

Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare un pacchetto di riforme anticrisi, a cominciare dalle pensioni, che se non passasse potrebbe davvero mettere in crisi la tenuta del governo. Intanto Berlusconi ci tiene a chiarire che "in Europa nessuno può darci lezioni".

Nei 45 minuti trascorsi al Quirinale Berlusconi prova a rassicurare il Capo dello Stato, gli racconta del vertice europeo, gli offre la sua chiave di interpretazione della durezza di Merkel e Sarkozy e gli anticipa le misure che intende varare nel Consiglio dei ministri. Poi manifesta a Napolitano l'intenzione di tornare sul Colle, non per dimettersi, ma per illustrare i provvedimenti varati.

Il presidente del Consiglio ha voluto dare al Capo dello Stato l'idea di un decisionismo però contraddetto dai fatti.

Berlusconi conta sul fatto che l'ultimatum europeo convincerà, chi gli ha remato contro nella maggioranza, a rimuovere i veti. Oggi ha ricevuto per due volte Tremonti, prima e dopo il passaggio al Quirinale.

Berlusconi e Tremonti, quindi, che cercano di mettere tra parentesi, in nome dell'emergenza, i dissapori maturati nel corso degli ultimi mesi e  lavorano insieme per mettere a punto le misure richieste da Bruxelles.

Il piano prevede liberalizzazioni, dismissioni massicce del patrimonio pubblico per abbattere il debito e, Bossi permettendo, la riforma delle pensioni. Secondo il disegno del presidente del Consiglio, sostenuto da tutto il Pdl, le pensioni di anzianità vanno drasticamente limitate e quelle di vecchiaia vanno innalzate a 67 anni.

Se Bossi non rimuoverà il veto, sarà il Cavaliere a rimuovere la sua posizione. Una crisi di governo per riformare le pensioni è un costo che Berlusconi non intende pagare.

L'unica cosa che sembra certa al momento è che Bossi abbia detto no ad un provvedimento d'urgenza. In realtà è soltanto l'ennesimo no della Lega sulle pensioni, ma quello che resta da verificare è se anche questa volta il Carroccio sarà costretto a fare marcia indietro, come già accaduto qualche settimana fa con l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne.

La partita è piuttosto complicata, il dossier pensioni è sempre stato un capitolo intoccabile per il partito di Umberto Bossi che sul tema non ha risparmiato negli ultimi mesi alcuni dei suoi gesti più eloquenti.
C'è da tenere presente poi che sul tema delle pensioni il partito è compatto e ultimamente la cosa non accade spesso. Tutti d'accordo, esponenti del cosiddetto "cerchio magico" e maroniani.

Il primo a dire no è stato il capogruppo Reguzzoni questa mattina, poi si è aggiunta la vicepresidente del Senato Rosy Mauro che è anche il leader del sindacato padano e che ha subito detto di essere pronta a scendere in piazza. Poi è toccato a Maroni ripetere il no: "abbiamo già dato, i pensionati hanno già dato".

Ora sarà interessante capire come Bossi spiegherà ai militanti leghisti, se dovesse decidere di non rompere con Berlusconi, un cambio di rotta così repentino rispetto al dito medio e le chiacchiere profuse.