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I giudici: Berlusconi sapeva delle escort e ha istigato Tarantini a mentire

I giudici: Berlusconi sapeva delle escort e ha istigato Tarantini a mentireBerlusconi da parte offesa ora rischia di diventare imputato nel caso Tarantini. Secondo i giudici del Tribunale del riesame di Napoli, Berlusconi non solo sapeva benissimo che le ragazze che portava alle feste il giovane imprenditore erano escort ma, attraverso la promessa di denaro, lo avrebbe indotto a non divulgare i risvolti più piccanti e sconvenienti di tutta la vicenda.

Da parte di Tarantini non ci sarebbe stata quindi nessuna estorsione, per questo motivo i giudici hanno disposto la sua scarcerazione.

Da ieri notte Giampaolo Tarantini è un uomo libero, il Tribunale del riesame ha stabilito la revoca delle esigenze cautelari per lui e sua moglie. Esigenze che restano invece per il latitante Lavitola. Per lui cambia soltanto il reato, da estorsione nei confronti di Berlusconi a istigazione a mentire nei confronti di Tarantini.

Come in un sistema di pesi e contrappesi, a questo punto sul filo c'è Silvio Berlusconi che potrebbe passare da vittima della presunta estorsione ad indagato con Lavitola per istigazione alla falsa testimonianza.

Per i giudici del Tribunale del riesame i dubbi sono pochi. Innanzitutto l'inchiesta va a Bari, dove sono cominciate le prime bugie di Tarantini, quelle dette per tutelare l'immagine del premier nell'inchiesta sulle escort.

Bugie che per i giudici sono state indotte dallo stesso presidente del Consiglio - che era perfettamente consapevole, secondo i giudici, che si trattava di escort - a seguito di una promessa, magari anche tacita, di farsi carico delle esigenze economiche dell'imprenditore.

Poi c'è la questione degli avvocati. Alcuni legali di Tarantini erano scelti e pagati dal premier.

Riguardo ai soldi, Berlusconi, nella memoria inviata dai pm napoletani, ha sottoscritto che si trattava di atti di generosità nei confronti di persone con difficoltà economiche, ma è evidente, secondo il tribunale, che l'aiuto ad un amico in difficoltà non si concretizza con modalità non trasparenti come quelle utilizzate in ogni occasione da Berlusconi.

Insomma, scrivono i giudici, "la condotta posta in essere da Silvio Berlusconi appare perfettamente corrispondente all'articolo 377 bis del codice penale", ossia istigazione alla falsa testimonianza con una pena che va da due a sei anni di reclusione.

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