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Belusconi-Escort, la “messa in mora” dell’Avvenire

Belusconi-Escort, la “messa in mora” dell’AvvenireDopo la pubblicazione su l’Espresso delle ultime registrazioni dei colloqui tra Silvio Berlusconi e Patrizia D’Addario, il quotidiano dei vescovi manifesta una insofferenza quasi da “ultimo avvertimento” al premier.

“Le «rivelazioni» – non sappiamo quanto autentiche –, che si succedono, a disposizione di chi ha la curiosità di continuare a leggerle o ad ascoltarle, non aggiungono (probabilmente) nulla a uno scenario che già era apparso nella sua potenziale desolazione”,
scrive, il 24 luglio, il direttore Dino Boffo nella rubrica delle lettere al direttore.


Interventi dei lettori che criticano i comportamenti del premier perorando una presa di posizione più chiara dell’Avvenire. “Sono veramente provata – si legge nella prima lettera - da questi fatti così tanto lontani da ogni etica, oltre che dalla morale cristiana. Pertanto mi piacerebbe molto che il suo giornale, per cui nutro un sincero rispetto, parlasse più chiaramente delle spudoratezze di questo nostro primo ministro”

Nella successiva la richiesta è ancora più esplicita: “Caro Direttore, non le sembra che la frase pronunciata da Berlusconi: «avrete capito che non sono un santo» andrebbe stigmatizzata con vigore da un quotidiano che pone al centro delle sue riflessioni l’etica e la morale?”

Opinioni che rappresentano la punta d’iceberg del malessere di un “Paese, che si è scoperto vieppiù attonito”. Finora le gerarchie ecclesiastiche hanno sempre manifestato un certa riluttanza  nell’attaccare frontalmente il premier.

Riluttanza e ambiguità.


Dopo l’intervento di Famiglia Cristiana, il cardinale Angelo Bagnasco Presidente della Cei elabora la sua critica senza citare Silvio Berlusconi, poi è la volta di
Monsignor Mariano Crociata, Segretario generale della Cei, che pontifica contro il libertinaggio berlusconiano. Anche qui, però, manca il riferimento diretto al capo del Governo.

Una lenta, lentissima marcia di avvicinamento verso l’attacco diretto contro Berlusconi, interrotta dall’intervento del Pontefice che, in occasione del G8, riabilita il premier con una lettera in cui gli rinnova la stima.

Ma il G8 è terminato e ormai lo scenario è insostenibile. La stampa di tutto il mondo tratta Berlusconi con atteggiamenti ai limiti dell’ingiuria. “Al Capone”, "Volgare, ripugnante... e intoccabile" sul Daily Telegraph. Anche gli italiani ne escono male: Perché per gli italiani non conta?”, titola l’Independent. Questi, solo per citare i più recenti.

Quello che sta accadendo oltre confine ha dell’inverosimile. Berlusconi è il premier di un paese europeo, membro del G8 e fondatore, grazie ad Alcide De Gasperi, della Comunità Europea. Un simile disprezzo nei confronti di un capo di stato non ha precedenti, occorre forse risalire alla seconda guerra mondiale, ad Hitler, a Mussolini.

Gli stessi italiani, quelli che finora hanno difeso il premier con un tifo da “squadra del cuore” che si ama e non si mette in discussione, probabilmente mostrano segnali di cedimento. L’oscuramento dell’informazione attuato dai media controllati dal capo del Governo, inizia a perdere di efficacia grazie alla caparbietà professionale di testate come Repubblica, Sky e Rai Tre che continuano a raccontare i fatti.

In questo contesto è probabile che le gerarchie ecclesiastiche, lente nell’agire, ma rapide nell’annusare le situazioni di pericolo, stiano giungendo alla conclusione di dover scendere inequivocabilmente in campo. Ogni atteggiamento di prudenza raggiunge, prima o poi, un limite invalicabile.

Ecco quindi la risposta del direttore di Avvenire. “Non ci piace che determinati comportamenti siano messi a confronto con un consenso – emergente dai sondaggi – che di per sé è qualcosa di inafferrabile, quasi che da questi possa venire l’avallo a scelte poco consone; così come non ci piace che sull’intera vertenza gravi il sospetto di una strumentalità mediatica, inevitabile forse ma non liberante, circa il punto di vista da cui si muovono le accuse”

Parole di insofferenza verso la sfacciataggine di un leader che, prendendosi gioco del paese, da una parte ammette di non essere un santo, dall’altra sostiene di piacere così com’è agli italiani.

Parole sollecitate dai fedeli. Parole dure contro Berlusconi. Parole soprattutto firmate, le prime dopo mesi di polemiche. Parole che hanno il valore di una “messa in mora”.

Mauro David

IN ARGOMENTO:
Il Giornale di Berlusconi attacca Dino Boffo, direttore di
Avvenire

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