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Renzi: esiste un disegno per spaccare l'Italia, il suo

Secondo Matteo Renzi c'è un disegno per spaccare l'Italia, "un piano studiato, calcolato e progettato per dividere il mondo del lavoro". Dopo l'allarme, il premier lancia la sfida al sindacato: "Se vogliono contestare il governo lo facciano".

Sul Jobs Act Renzi non intende arretrare e dalle fabbriche del Nord, in cui si stanno svolgendo le assemblee locali di Confindustria, risponde a modo suo agli scontri di piazza che in questi giorni hanno popolato le pagine di tutti i quotidiani.

Renzi assicura che non consentirà la divisione del Paese con i "padroni" da una parte e i "lavoratori" dall'altra. A Brescia la Fiom non lo molla e segue il premier con i suoi presidi. Ma lui insiste e parla di "opportunità pazzesca" per l'Italia che se farà bene i compiti nei "prossimi anni sarà locomotiva in Europa".

Poi il presidente del Consiglio denuncia che "il clima fuori è cambiato: tre mesi fa eravamo una banda di ragazzini, ora che stiamo facendo le riforme siamo diventati la quintessenza dei poteri forti, la longa manus di chissà quali disegni, gli uomini soli al comando". Ma lui dice che non c'è un solo uomo al comando, c'è invece "un popolo che vuole cambiare".

Forse Renzi ha ragione, il clima sta cambiando nonostante i sondaggi lo diano in vetta alle classifiche di gradimento. Motivo per cui, probabilmente, evoca complotti contro il suo operato.

Un milione di lavoratori in piazza con la CGIL contro un governo che fa una politica definita di sinistra, oggettivamente, nonostante i proclami del "vado avanti lo stesso", danno la percezione di un clima che cambia. Per non parlare di operai e poliziotti che se le danno di santa ragione.

Per strada, al bar, nei social network sono sempre di più numerose le voci che esprimono dubbi sull'operato del governo. Molti non comprendono come mai per rilanciare l'economia ed il mercato del lavoro non si intervenga sui mali veri del Paese: la corruzione, l'evasione fiscale e la giustizia.

Chi investirebbe in Italia? A questa domanda Renzi offre risposte sbagliate se non mette mano al sistema delle mazzette, della corruzione e all'incertezza del diritto che rendono questo Paese un autentico salto nel buio per ogni imprenditore.

Non si deve dimenticare che gli italiani escono da un ventennio berlusconiano in cui la tv spazzatura, quella a cui ha anche partecipato Renzi, e gli interventi demolitivi in materia di istruzione, hanno prodotto un'involuzione intellettiva (secondo l'indagine Piaac dell’Ocse, su 24 paesi gli italiani sono gli ultimi in fatto di comprensione di un testo scritto). Tuttavia sono, purtroppo per Renzi, ancora molti quelli che si fanno domande... e le domande sono contagiose.

E allora, è la corruzione o l'articolo 18 ad ostacolare la ripresa economica italiana? Gli 80 euro in busta paga sono un vero aiuto o una scellerata dissipazione di risorse che potevano essere impiegate proprio per creare lavoro? L'elenco sarebbe lungo, tuttavia l'impressione è che il governo faccia la fuffa invece di andare al cuore dei problemi.

Oggetto di riflessione quotidiana per sempre più italiani è che quando i lavoratori scendono in piazza contro un partito di sinistra, la cui minoranza "comunista" esprime addirittura una "fiducia critica" a provvedimenti che ledono i diritti, ci sia qualcosa che non va. Perché Renzi sta alla Leopolda in compagnia dei "padroni" e non parla con i sindacati?

L'impressione è che prima che tra padroni e lavoratori la spaccatura si stia consumando nelle famiglie. Figli disoccupati che accusano i padri di essere dei privilegiati, uno scontro generazionale che può anche annunciare tempesta.

Si, Renzi ha ragione. C'è un disegno per spaccare l'Italia, ma quel disegno è il suo.

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