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L'ospite inquietante L'ospite inquietante Hot

L'ospite inquietante

Libri

Anno
2008
Pagine
180
Costo
12

Il nichilismo, la negazione di ogni valore, è anche quello che Nietzsche chiama "il più inquietante fra tutti gli ospiti". Si è nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: funziona. Finiscono sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di individuo, identità, libertà, senso, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si è nutrita l'età pretecnologica.Chi più sconta la sostanziale assenza di futuro che modella l'età della tecnica sono i giovani, contagiati da una progressiva e sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell'esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. I giovani rischiano di vivere parcheggiati nella terra di nessuno dove la famiglia e la scuola non "lavorano" più, dove il tempo è vuoto e non esiste più un "noi" motivazionale. Le forme di consistenza finiscono con il sovrapporsi ai "riti della crudeltà" o della violenza (gli stadi, le corse in moto). C'è una via d'uscita? Si può mettere alla porta l'ospite inquietante?

La nostra recensione: Un libro sui giovani che parla agli adulti

Il nichilismo, ospite inquietante della vita dei nostri giovani, non è un evento casuale, ma, afferma Galimberti riprendendo Heidegger, “ il processo fondamentale della storia dell’Occidente e l’interna logica di questa storia”. Perché la razionalità della tecnica ha annientato lo scenario umanistico del mondo e le sue domande di senso. Del disagio del vivere che ne deriva, culturale dunque, prima che psicologico, sono vittime i nostri giovani, così esposti a qualsiasi deriva (sia essa droga, bullismo, atto estremo) che serva a “non esserci”, a sottrarsi al disagio insopportabile.

Cultura è per l’autore non solo educazione intellettuale ma soprattutto ”educazione delle emozioni” , la possibilità di leggere il senso delle proprie passioni, diconnettere il cuore con la mente, di orientare, in virtù delle connessioni, i nostri comportamenti. Ma nessuno più educa i giovani emotivamente.

Non la famiglia, distratta e tutta sbilanciata nell’offrire ai figli risorse “materiali”, non la scuola che forma docenti per trasmettere un sapere “oggettivo”,  ma non perpraticare attenzione alle singole soggettività dei ragazzi,stimolandone la creatività e il necessario processo di autostima.

Sono questi adulti ad essere del tutto inadeguati alla sfida del nichilismo. Che, sostiene l’autore, si può oltrepassare purché gli adulti escano dalla loro pigrizia mentale e guardino alla giovinezza non come un’età di “transito” ma come “un dispositivo simbolico in cui sono già ben descritte le figure del futuro” e si facciano consapevoli che, citando Benjamin, “Ciò che noi facciamo e pensiamo è colmo dell’essere dei padri e degli avi”.

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