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Ancora scandali sulle frequenze digitali.

Ancora scandali sulle frequenze digitali.Un’altra perla del governo è stata scoperta. Ecco quanto afferma Alberto Losacco del PD: "Le sei nuove frequenze televisive nazionali scovate dall'Autorità per le Comunicazioni sono un vero tesoretto che sarebbe criminale sprecare o meglio regalare come è in procinto di fare il governo".

E prosegue: "Bene ha fatto a lanciare l'allarme il collega Vincenzo Vita che ha evidenziato come con una possibile e doverosa asta si potrebbero ricavare tra i tre e quattro miliardi di euro. Una risorsa insperata: proprio quando il governo chiede agli italiani sacrifici enormi sarebbe assurdo ignorare soluzioni in grado di attenuarli. Si tratterebbe di un segnale importante sulla salute morale del governo e sulle reali intenzioni nell'intervenire su quelle porzioni di patrimonio statale del tutto improduttivo. Vedremo se quei pezzi di maggioranza che credono nella necessità di migliorare la manovra, senza far pagare i soliti tartassati e soprattutto senza continuare a fare enormi ed immotivati regali ai soliti noti, si uniranno a questa battaglia". Affermando anche che: "Speriamo che questa volta, in presenza di una crisi che sta mettendo sul lastrico milioni di italiani, nel governo l'interesse nazionale prevalga su quelli particolari che da troppi anni ingessano il nostro sistema televisivo e il conflitto di interessi non vanifichi il ritrovamento di questo insperato tesoro. E' una battaglia di libertà e giustizia - conclude - a cui sono certo aderirà anche il popolo della rete, per difendere ciò che è giusto per il paese e per il sistema dell'informazione".

Finalmente ora è possibile che a pagare fossero non solo i cittadini onesti ma anche i colossi dell’economia nazionale: tra i quali le televisioni. Proprio nel momento di massima discussione sulla manovra di Tremonti che chiede ulteriori sacrifici ai pensionati, agli insegnanti e alle piccole imprese, si presenta una via alternativa che il governo può percorrere: mettere all'asta le frequenze che ha in mano e incassare tanti milioni dalle emittenti che se le aggiudicheranno.

Invece, dobbiamo assistere all'ennesimo regalo a Mediaset e Rai: sei frequenze Tv nuove di zecca. Di cui cinque per la Tv digitale ed una per la Tv mobile (per intenderci, quella che si può vedere con i cellulari o con i tablet).

Considerando la situazione economica, la cosa più intelligente da fare sarebbe mettere le frequenze all'asta, in modo da ottenere quanti più soldi possibile.

Secondo Vincenzo Vita, senatore del PD, i ricavi sarebbero consistenti: "Le nostre stime dicono che oggi il governo Berlusconi può organizzare un'asta con rilanci per le frequenze televisive che porterà in cassa dai 3 ai 4 miliardi di euro". Ma non appare essere questa l'intenzione del governo, che finora ha assegnato le frequenze per lo più a Mediaset, raramente a Rai, lasciando in subordine tutti gli altri operatori nazionali e locali.

"Di questi tempi, con questi chiari di luna, il governo ha un preciso obbligo morale - afferma il senatore Vincenzo Vita - vendere all'asta queste frequenze e incassare il più possibile. In questo modo, potrà ridurre i sacrifici che oggi vuole imporre alla parte debole del Paese con i suoi prelievi dissennati. Io, il senatore Luigi Zanda, mi auguro anche l'Idv e l'Udc proporremo tre cose in un emendamento alla manovra di Tremonti: asta delle frequenze, asta delle frequenze e asta delle frequenze, prima che sia troppo tardi".
Pasquale Zenga

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