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Di cosa parliamo quando diciamo “concerto ad impatto zero”

Concerti a impatto zero Può un concerto musicale essere ad “impatto zero” e cioè non danneggiare minimamente l’ambiente?

Ben Harper, Ligabue, i Radiohead scelgono il “concerto ad impatto zero”, ma cosa vuol dire esattamente?

Si sa che i concerti ed i festival musicali sono molto inquinanti.

Il 22 aprile si è celebrato a Roma l’“Earth day” con un grande concerto di Ben Harper a “impatto zero” promosso da «radio verde “LifeGate”», «National Geografic» e il comune di Roma.

Alla giornata mondiale dedicata alla terra e alla sua salvaguardia hanno aderito 174 paesi in tutto il mondo; diversi artisti si erano già mossi in questa direzione, Ligabue o i Radiohead ad esempio, cercando di rendere le loro performance meno eco nocive.

Le associazioni che si battono per l’ambiente accusano i concerti di inquinare più di un’industria, se si tiene conto di tutti i fattori in causa: la pubblicità cartacea e i biglietti; lo spostamento di artisti, strumenti musicali e pubblico; le bevande e i cibi distribuiti; lo smaltimento dei relativi rifiuti; l’energia per alimentare il palco, il backstage e le prove dello spettacolo.

Secondo una stima di “Blogosfere” «Ogni anno in Italia si svolgono circa 50mila manifestazioni musicali, con un’emissione totale di 45mila tonnellate di CO2 pari a 22.500 auto, che percorrono ciascuna 100mila chilometri».

Il problema fondamentale nei consumi di questi eventi è la difficoltà di usare fonti d’energia rinnovabile come quella eolica o solare, oltre che la necessità di situare i concerti in luoghi ben collegati dal trasporto pubblico o da navette preposte.

Una delle soluzioni, la stessa messa in atto nel concerto di Ben Harper del 22 aprile a Roma o nel tour di Ligabue dell’anno scorso, l’ha elaborata “LifeGate”, che ha fatto dell’ecosostenibilità il proprio business.

Questa compagnia cerca di arginare il problema intervenendo non sulle cause alla base delle emissioni nocive, ma piuttosto sulle conseguenze di queste.

Con la collaborazione del Politecnico di Torino, dell’Università di Padova, del Politecnico di Losanna e dell’LCEngineering, specializzate nel LCA (Life Cycle Assessmeent), “LifeGate” svolge una stima dei chilogrammi di CO2 prodotta, calcola quanti metri di foresta sono necessari per bilanciare l’anidride carbonica emessa dal concerto e dagli altri fattori e procede quindi alla riforestazione di intere aree all’interno di zone protette.

Finora le aree di riforestazione interessate sono state in Madagascar, Guatemala, Costa Rica e Italia, dove sono attivi diversi progetti, per esempio quello nel parco del Ticino o in Val dell’Aniene, vicino a Roma, nella quale saranno piantati circa mille alberi su un'area complessiva di 20mila metri quadrati per “azzerare” l’inquinamento provocato dal concerto di Ben Harper.

«Il tempo limite in cui la CO2 prodotta deve essere riassorbita dalle foreste protette è di cinque anni e l’accordo con gli Stati aderenti prevede che quelle aree siano sottoposte ad un vincolo di “intoccabilità” per i prossimi 99» ha specificato Erika Colciago, una delle responsabili del progetto.

Oltre ai concerti, “LifeGate” si occupa di tutti gli aspetti della vita umana in relazione all’ambiente, permettendo a ditte o a privati di richiedere una consulenza per tracciare un piano di minimizzazione del proprio impatto e proponendo alternative ecosostenibili.

Elis Helena Viettone
 

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