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Palazzo Farnese di Caprarola

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Palazzo Farnese di CaprarolaIl Palazzo Farnese di Caprarola, o Villa Farnese, è uno dei migliori esempi di dimora rinascimentale, costruita per la famiglia romana dei Farnese a Caprarola. Per la sua costruzione ci vollero 27 anni e furono necessari molti lavori per adattare l'assetto urbano del sito prescelto alle esigenze architettoniche del palazzo. E a questo scopo furono abbattuti alcuni edifici per costruire una via diritta che avrebbe attraversato il centro abitato, dai piedi del paese fino al piazzale del palazzo.

Il primo progetto, voluto dal card. Alessandro Farnese (il vecchio), fu affidato ad uno dei più importanti architetti dell'epoca, Antonio Sangallo. Nel 1530 iniziarono i lavori ma già nel 1534 vennero sospesi a seguito dell'investitura pontificia del card. Alessandro Farnese a papa Paolo III.

Il nipote di Paolo III, card. Alessandro il giovane, dopo qualche anno si ritirò a Caprarola per dimenticare l'uccisione del padre Pier Luigi (duca di Castro) e le disavventure che la famiglia dovette subire causate in parte dalla rivalità di quei nobili che si erano visti strappare il papato e così tanta potenza.

Nel 1559 su disegno di Jacopo Barozzi detto il Vignola, iniziarono i lavori dell'opera più insigne dei Farnese, più grande e fastosa del Palazzo Farnese di Roma.

All’interno della sontuosa dimora lavorarono i pittori più importanti, gli architetti più illustri, il meglio del meglio che a quei tempi si potesse avere nello studio di una grande pianificazione urbanistica che vide, appunto, non solo la realizzazione del Palazzo ma anche la ricostruzione del nucleo urbano che rigorosamente doveva essere adattato alla mole ed al pregio del Palazzo.

Così oggi possiamo apprezzare la complessa struttura architettonica, i mirabili affreschi persi tra le false immagini di porte, finestre, tende, marmi e statue in un susseguirsi di giochi visivi al punto da confondere il visitatore, ma anche le meraviglie che si scoprono dall'alto.

Il Palazzo appare come un olimpo raggiunto da un' unica via d'accesso che, abbandonati i percorsi sinuosi della vecchia strada medievale, si dirige dritta alle leggiadre scalinate che portano alla grande piazza che precede l'ingresso principale.

Dall’alto si può ammirare la sua forma a pentagono, su una base che doveva ospitare più una fortezza che una villa, circondato da un profondo fossato in cui oggi si riconoscono i grandi bastioni angolari appositamente lasciati come a dimostrare la grande potenza militare dei Farnese.

Gli spazi vennero concepiti secondo criteri ed esigenze ben precise, tra cui la divisione degli ambienti in due zone: quella estiva a nord, e quella invernale ad ovest.

Le scale della servitù vennero ricavate negli spessori dei muri e non dovevano in nessun modo comunicare con gli ambienti dove si svolgeva la vita del cardinale.

Gli Interrati, il cui accesso era consentito dalla grande piazza antistante, aprivano il passaggio alle carrozze. In questa zona erano disposte anche le cucine, i magazzini ed i servizi necessari alla servitù.

Qui si collegava anche la Scala del Cartoccio, che sale nascosta all'interno delle pareti fino al tetto, così chiamata poiché, essendo elicoidale, una guida scolpita sul suo corrimano permetteva di far scendere dall'alto della scala un cartoccio di carta riempito di sabbia o di un sassolino. Ciò permetteva di far scendere messaggi veloci in segretezza.

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Al di sopra dell'interrato si trova il Piano Rialzato, detto dei Prelati, a cui si accede dalla scala interna o da quella esterna, sopra all'ingresso degli interrati. Già in questo piano si trovano le stanze affrescate da Taddeo Zuccari, come le Stanze delle Stagioni che narrano negli affreschi i fatti di Giove, le cui prospettive, ideate dal Vignola, dilatano gli spazi in una visione irreale.

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La Stanza delle Guardie, invece, venne affrescata da Federico Zuccari dopo la morte del fratello. Attraverso questi ambienti si raggiunge lo straordinario cortile progettato dal Vignola in forma circolare, composto da due caratteristici porticati sovrapposti le cui Volte vennero magistralmente affrescati da Antonio Tempesta, come pure le pareti della scala elicoidale interna. Questa originale interpretazione usciva dalle regole dell'epoca, poiché la scala per raggiungere i piani superiori, che solitamente veniva costruita nel cortile, fu ricavata internamente e rappresentò tutto l'estro del Vignola, tanto che venne chiamata Scala Regia. Una superba scala che ruota su trenta colonne di peperino attraverso la quale il Cardinale poteva raggiungere le camere da letto anche a cavallo.

Sopra al piano rialzato venne costruito il Piano Nobile, diviso in due appartamenti: quello dell'estate affrescato quasi totalmente da Taddeo, e, in parte da Federico, mentre quello dell'inverno dal Bertoja, da Raffaellino da Reggio e da Giovanni De Vecchi. Qui si trova anche la camera da letto del cardinale, detta anche Camera dell'Aurora, e la stanza delle celebrità della famiglia Farnese, detta Stanza dei Fasti Farnesia che narra negli affreschi la storia della famiglia fin dai suoi antenati. Nello stesso piano si trova l'Anticamera del Concilio, dove l'attenzione è rivolta alla figura di Paolo III e al Concilio di Trento.

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Una delle stanze più rappresentative del palazzo è la stanza delle Carte Geografiche, o del mappamondo, affrescata da Giovanni Antonio da Varese, probabilmente con la collaborazione di Raffaellino e De Vecchi, ma non è noto il nome del pittore che realizzò l'opera più affascinante della stanza, ovvero l'originale rappresentazione dello Zodiaco nella volta del soffitto.

Alla villa sono annessi gli "Orti farnesiani", uno splendido esempio di giardino tardo -rinascimentale, realizzato attraverso un sistema di terrazzamenti alle spalle della villa, arroccati sul colle dal quale s'erge la costruzione e collegati dal Vignola con la residenza attraverso dei ponti.

Il Vignola morì nel 1573 ed i lavori vennero terminati nel 1575 insieme al quarto e quinto piano riservati agli staffieri e ai cavalieri.

Pasquale Zenga
Turismo in Sicilia by wwww.costierabarocca.it
 


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