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I racconti dal carcere



Premio Goliardia Sapienza - Michele Maggio tra Massimo Lugli e Serena DandiniLa scrittura è libertà, anche attraverso le sbarre: 25 racconti scritti dai detenuti per il Premio letterario Goliarda Sapienza, ora in libreria.

Rabbia e dolore, violenza e infanzia negata, emarginazione e abbandono: così nei 25 brani raccolti in “Così vicino alla felicità. Racconti dal carcere”, i finalisti del "Premio letterario Goliarda Sapienza" riservato ai detenuti, si descrivono e provano a fare i conti con il passato, alcuni alla ricerca di un riscatto, altri in fase di elaborazione. Per tutti loro carta e penna sono gli strumenti privilegiati per un faticoso viaggio interiore.

Un'occasione per rivolgere l'attenzione verso di sé, in cerca del senso della propria storia e di una direzione per il futuro. Nella selezione dei racconti pubblicati da RaiEri e presentati nel carcere romano Regina Coeli il 9 novembre, il filo conduttore delle storie è il perdono, "una strada difficile da imboccare per chi si trova recluso e ritiene di aver in tal modo saldato ogni debito, anche quello con la propria coscienza", spiega la curatrice Antonella Bolelli, alla sesta edizione del riconoscimento.

"I racconti dal carcere". Per Adelmo, figlio di un boss della banda della Magliana, "la scrittura mi ha fatto scoprire il buono che c'è in me, è ora tempo di carezze, non più di rabbia, e questa partita con la vita la voglio vincere io", per "Olga Amosova", incarcerata per aver ucciso una "mamma-orco" "scrivere mi ha fatto uscire dal silenzio e ho affidato il mio dolore a carta e penna", mentre Biagio Crisafulli, a un esame dal conseguimento della laurea in letteratura moderna "il mio tempo è stato riempito da libri e studio". Alcuni arrivano a chiamare l'esperienza carceraria un'opportunità, "se sei in grado di coglierla", come sostiene Butterly, uno dei minori in gara, una strada in salita che vale la pena percorrere, al proprio passo, perché "non arriverò correndo ma arriverò", come promette Michele Maggio. Lo stesso titolo del libro "Così vicino alla felicità. Racconti dal carcere", con la postfazione di Dario Edoardo Viganò, prefetto della segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, si ispira alle parole di uno dei racconti e rievoca un percorso iniziato e in divenire.

Il Premio Goliarda Sapienza. Su oltre 500 scritti pervenuti, la scelta è ricaduta su 25 storie, 16 per la sezione adulti e 9 per quella dei minori. Madrina dell'evento, la scrittrice Dacia Maraini, mentre un tutor "professionista" è stato affiancato a ogni detenuto, Erri De Luca, Federico Moccia, Gloria Satta, Pino Corrias, Sandro Ruotolo e Mogol, per citarne solo alcuni. Nelle parole dei reclusi messe nere su bianco si ritrovano spesso violenza ed emarginazione, rabbia, infanzie negate e senso di abbandono, in un contesto dove l'unico e potente antidoto per elaborare il dolore è la scrittura.
Il Premio, promosso da InVerso Onlus, dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, dal Dipartimento per la Giustizia Minorile e dalla Siae - Società italiana degli Autori ed Editori, ha voluto guardare anche alle parole di Papa Francesco e al Giubileo dei Carcerati da lui annunciato, ed ecco anche perché la scelta del perdono come tema comune. Per tutti i finalisti, in regalo un computer portatile, e poi premi in denaro a partire da mille euro per i vincitori delle relative sezioni e per le menzioni speciali.

I vincitori del Premio Letterario, gli adulti. "Un piano sequenza cinematografico amaro e divertente, ironico ed estremante realistico": sono queste le motivazioni della vittoria del racconto "Cemento urlante", di Michele Maggio, tutor Sandro Ruotolo. Un ritratto di 13 celle abitate da personaggi descritti con pochi, netti tratti che ne restituiscono 13 crude scene di vita vissuta.

Al secondo posto della sezione Adulti, "L'orto delle fate", di Stefano Lemma, tutor Stefano Tognazzi e Simona Izzo, una vicenda toccante in cui si affronta il difficile argomento dei rapporti familiari, una storia d'amore narrata con semplicità e decisione, mentre sul terzo gradino del podio, il racconto di Salvatore Torre, tutor Alessandro D'Alatri, "Parafrasi di un lutto diversamente elaborato", nel quale vengono indagate le ragioni della vendetta, per poi lasciare invece il posto a un'articolata elaborazione del perdono.


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