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"I furiosi" al Teatro India



I furiosi al teatro India

Tratta dal romanzo “I furiosi” di Nanni Balestrini, questa rappresentazione in scena al teatro India di Roma fino a domenica 28 febbraio descrive un gruppo di ultras del Milan come cavalieri erranti, gli ultimi condottieri di un'epica, quella della curva, fatta di picareschi codici d'onore e violenza.

Hanno gli occhi iniettati di sangue, compiono azioni criminali, si drogano, insultano, picchiano e la sola passione che li muove è quella per la violenza. Eppure sono simpatici e quasi ti affezioni a questi ultras delle Brigate Rossonere che in nome della propria squadra sono pronti a qualsiasi cosa, rischiando la vita e il carcere ogni domenica.

Ma a ben vedere non si tratta di calcio, piuttosto di adrenalina pura, fine a sé stessa, perché, come ammettono, "quando spacchi tutto, quando vedi la fiammata delle molotov, quando arriva il blindato della polizia, quando uno di fronte a te è pronto a romperti le ossa e tu non ti sei mai sentito così vivo, ecco in quel momento tu al Milan non ci pensi proprio".

Marabù (Giampiero Judica), Nibbio (Alessandro Riceci), Picchio (Josafat Vagni) e Occhione (Fabrizio Parenti) sono i quattro personaggi diretti da quest'ultimo, nello spettacolo in prima nazionale tratto dal libro di Nanni Balestrini "I furiosi", in scena fino a domenica 28 febbraio al teatro India di Roma.

A un ritmo veloce, attraverso corpi in continuo movimento, prendono forma i ricordi - ispirati a fatti realmente accaduti - di questi condottieri contemporanei, cavalieri erranti che vagano da Nord a Sud, di tribuna in tribuna, in stato di esagitata alterazione, senza più nemmeno ricordare cosa sia una partita.

Trasferte che sono spedizioni belliche, le uniche occasioni in cui ritrovare un codice d'onore condiviso, un momento di aggregazione in cui conta solo il "noi contro loro", chiunque essi siano.

Così l'epica di uno striscione rubato, "conquistato in casa” degli avversari in una partita contro il Cagliari, preludio di una serie di scorribande, diventa la manifestazione di un rancore impossibile da sopire in cui aneddoti, rivalse e regole non scritte scandiscono le loro esistenze.

Come quando per caso il treno su cui viaggiavano incrocia in aperta campagna quello di una tifoseria rivale. Dopo ore di sassaiola, agguati e tattiche, la lotta sfocia in un lancio di patate e solo la messa in fuga del nemico sancisce la fine del confronto.

E non si può che ridere e sorridere delle loro picaresche imprese decantate come gesta eroiche. Alla fine di ogni combattimento si contano i feriti: senza ricoverati e arrestati la battaglia si considera vinta.

L'autore Balestrini, “pur immune da tifo calcistico” ma affascinato da queste avventure, decide di raccontare “una dimensione in cui appare chiaro che il calcio e la partita non sono che banali pretesti per vivere, momenti di passione e di gioia collettiva, strappati a un grigio presente, a una vita umiliata, così avara di felicità e speranza”.

Foto di Achille La Pera


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