Sei qui: Home Spettacolo Cinema Il figlio di Saul, l’inferno in terra

Il figlio di Saul, l’inferno in terra



Il figlio di Saul, László Nemes

E’ mattina presto e sono pronto: i miei stracci lerci mi cadono addosso come sempre, la mia faccia terrea e i miei occhi sbarrati mi spingono a non alzare lo sguardo, la X rossa disegnata sulle mie spalle è un invito a seguirmi: sono qui per condurvi all’inferno.

Affianco a passo svelto i nuovi arrivati: sono appena stati vomitati dai carri bestiame. Il mio compito è di portarli ‘a fare la doccia’. Il tragitto è accompagnato dagli ordini scanditi, ora con tono suadente ora con fare perentorio, in quella lingua implacabile che è già una anticipazione di morte.

Ecco ora siamo dentro il locale: invito, muto, tutti a denudarsi e ad appendere i loro vestiti e li accompagno all’interno dello stanzone dove riceveranno la maledetta acqua. Le guardie ci ordinano, dopo aver depredato gli averi dei deportati, di restare nei pressi delle porte: tra poco, quando sarà tutto finito, inizierà il lavoro sporco. I rumori già mi hanno devastato il cervello e adesso raggiungono l’apice: pugni, calci, urla, suppliche si levano a formare un coro disumano. Rimango appoggiato alla porta, lo sguardo basso, un altro poco di vita lentamente svanisce dal mio essere.

Dopo, in mezzo ai cadaveri, iniziamo a pulire sangue, urina, feci. Dopo accatastiamo i ‘pezzi’, come li chiamano i nostri aguzzini, sopra dei carri. Dopo li portiamo ai forni e lì spariscono, come se non fossero mai esistiti. Salve, mi chiamo Saul e sono nei Sonderkommando del mio campo di concentramento. Faccio questo lavoro tutto il giorno, compresa la domenica, mentre aspetto il mio turno per entrare nel forno. Sono qui per farvi vedere com’era la vita quotidiana in un lager; per mostrarvi come, per rimanere umani, bisogna impazzire; per capire che non si fugge da un luogo simile, perché si è già morti anche se si respira ancora. Questa è la mia testimonianza e adesso è anche la vostra: benvenuti all’inferno in terra.

Il regista ungherese László Nemes, attraverso l’uso della soggettiva, porta lo spettatore all’interno di un campo de concentramento e ci fa sperimentare il lavoro quotidiano di un membro dei Sonderkommando, coloro preposti ad accompagnare i prigionieri nelle camere a gas, a pulire e poi a cremare i cadaveri. La storia di Saul, dunque, diventa la nostra. La sua pazzia è la nostra. La macchina da presa è sempre addosso al protagonista così ché il nostro sguardo non ha scampo, come i prigionieri all’interno del campo.

L’orrore del lager è visto di sguincio, di sbieco, attraverso il dettaglio lasciato all’interno dell’inquadratura riempita dalla faccia di Saul e degli altri reclusi. Ma i rumori trapanano il nostro cervello, più rivelatori dell’immagine stessa, e quindi il fuoricampo diventa più importante di ciò che succede in campo. Ovvero l’indicibile reso possibile da un lucido disegno criminale.

In una realtà del genere non serve fuggire per salvare la propria anima. Riuscire a dare degna sepoltura al corpo di un povero ragazzo può significare ridare dignità alla vita. E’ quello che cerca di fare Saul, mentre ci accompagna nei gironi infernali alla incessante ricerca di un rabbino.

L’inferno è dietro casa, in quella radura, in quel campo abbandonato, in quel fiume tranquillo…

ECCO IL TRAILER:



Un film di László Nemes. Con Géza Röhrig, Levente Molnar, Urs Rechn, Todd Charmont, Sandor Zsoter. Titolo originale Saul Fia. Drammatico, durata 107 min. - Ungheria 2015. - Teodora Film uscita giovedì 21 gennaio 2016


left Siamo un' associazione no profit che si propone di tutelare la salute della donna. Forniamo gratuitamente consulenza telefonica e via email su qualsiasi problema di salute femminile. Siamo all'interno della Casa Internazionale delle Donne di Roma nell'edificio più noto come Buon Pastore del Comune di Roma

Socials Bottom

Iscriviti alla Newsletter