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Locke, il film di Steven Knight



Locke, un film di Steven Knight

Ho visto Locke, un film di Steven Knight con Tom Hardy, che mi ha tenuto col fiato in sospeso malgrado non si compia nessun omicidio. Si tratta di un thriller psicologico molto raffinato e interessante, un film che mi è piaciuto molto.

La storia è quella di un uomo solo dentro una automobile in corsa per arrivare in tempo alla nascita di una nuova vita.

La razionalità vorrebbe che un uomo intelligente e molto capace sul lavoro, preciso, previdente, affidabile, mettesse le cose in fila e scegliesse in base alle priorità. In psicologia si chiama “regolazione meta cognitiva” e permette di dare importanza agli eventi e scegliere cosa fare quando, in modo da selezionare la rilevanza dei compiti.

A volte invece nella vita non ci comportiamo in maniera pragmatica nel risolvere i problemi né ci spendiamo perché si risolvano al meglio. A volte la razionalità scompare e ci si trova a tentare di conciliare le contraddizioni. Ivan è stato abbandonato dal padre che non lo ha riconosciuto alla nascita e si è ripresentato in famiglia quando Ivan aveva 23 anni.

Vuole riscattare questo evento, vincere la rabbia e il dolore cocenti che lo attanagliano ancora e diventa per lui di vitale importanza arrivare in tempo alla venuta al mondo di un figlio non voluto da una donna che conosce appena, conseguenza di una sola notte di sesso. Deve interrompere un copione, cambiarlo, dimostrarsi responsabil: l’opposto di suo padre. Per rispondere a questa urgenza è pronto a tradire in toto la sua usuale ragionevolezza.

In un’ottica newtoniana ci sono cause ed effetti, gli eventi hanno priorità e la causalità è definita. Come spettatore “soffrivo” per l’irrazionalità del protagonista che non riesce ad attendere e non valuta i propri limiti, pensando di poter tenere tutto sotto controllo: lui ha un piano, se gli altri gli daranno fiducia, tutto andrà bene, come sempre è successo nella sua vita.

Questa volta romperà le regole della ragione, andrà contro l’ordine che sembra essere sempre stato il suo habitus. Ha un conto in sospeso molto personale, l’unico che può farlo uscire dalla sua sovrastruttura di maschera, per farlo diventare quell’essere umano che desidera diventare, più coerente a come si vuole sentire (Mi permettete una previsione psicologica? Se la moglie lo aspettasse e potesse perdonarlo si troverebbe vicino un uomo molto più caldo e amorevole).

Per questo va avanti, malgrado la logica sia contro di lui. Sembra pronto a giocarsi tutto pur di pareggiare i conti con suo padre, pur di cambiare il copione che suo padre ha proposto (molto probabilmente un copione già vissuto da altri parenti prima di loro, le storie dense si ripetono spesso di generazione in generazione).

Noi siamo lì con lui mentre le difficoltà si moltiplicano. Più lui tenta di mantenere la calma più noi ci innervosiamo; più lui prova a controllare ciò che ha scatenato più il disordine monta, più le ombre si scatenano. Rischia di rovinarsi la vita, di dover ricominciare tutto da capo. Sembra una necessità quella di essere presente, l’unico modo per riscattare il suo errore e di conseguenza poter perdonare suo padre, dimostrando che non è uguale a lui.

Quando sentiamo il primo vagito della figlia appena nata sentiamo la tensione allentarsi e capiamo che (forse) la sua missione personale è compiuta.

ECCO IL TRAILER:

Un film di Steven Knight. Con Tom Hardy, Ruth Wilson, Olivia Colman, Andrew Scott, Ben Daniels. Thriller, durata 85 min. - USA, Gran Bretagna 2013. - Good Films uscita mercoledì 30 aprile 2014.


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