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Syneddoche, New York. Recensione



La sineddoche è una figura retorica che consiste nella sostituzione di un termine con un altro che ha con il primo una relazione di vicinanza. Ho visto Syneddoche, New York di Charlie Kaufman con Philis Seymour Hoffman e sono perplessa.

Una simpatica famiglia di ipocondriaci viene molto presto spezzettata dalla moglie Adele, pittrice di quadri a dimensione francobollo, che parte con la figlia e l’amante Maria per Berlino (che Maria diventi poi a sua volta l’amante della figlia e la sovrasti psicologicamente non ci interessa, ma ci domandiamo perché).

Ci resta Caden Cotard, sceneggiatore e regista teatrale, personaggio sull’orlo dell’abisso. Inizia così una trama che ha per tema lo sguardo, il cercare se stessi usando i comportamenti degli altri. Il protagonista non sembra saper leggersi dentro e cerca aiuto.

Si fa corteggiare dalla bella Hazel ma continua a pensare alla moglie ed è perennemente insoddisfatto, invaso da pensieri di morte e di malattia. Sembra vivere di idealizzazioni e tenta di mettere in piedi un’opera teatrale imponente: 17 anni di prove. Una sorta di stanza degli specchi in cui ognuno ha il suo alter ego e viene rappresentato da qualcun altro.

Dal momento che la convivenza con un nostro simile dentro un medesimo contesto altera il comportamento di ambedue, ciascuno modifica ed è modificato costantemente da questa relazione. Il comportamento di ognuno è origine e conseguenza di quello dell’altro, la finzione della recita ripropone la realtà secondo un motivo a incastro.

L’unico che rimane identico a se stesso è il protagonista che vorrebbe usare il suo alter ego per comprendere qualcosa di sé, ma essendo psicologicamente illetterato non ne cava informazioni, non riesce a passare da un se stesso estraneo ad uno familiare. Non serve che il suo ‘sostituto’ dopo averlo inspiegabilmente seguito dalla prima scena del film, gli chieda di dargli la parte: “dammi la parte e scoprirai chi sei davvero.” Questo non succede.

Caden è organizzato dalla lontananza (non si fida neppure di se stesso), da buoni propositi e nessuna capacità di portarli a buon fine. Appare come un uomo scisso tra chi vorrebbe essere (idealizzazione) e come si sente (realtà). Incapace di sfruttare il proprio successo come sceneggiatore e regista, non sembra avere un piglio sulla propria realtà e vaga chiedendo agli altri di definirlo e descriverlo. Un uomo con un narcisismo autodistruttivo importante che lo fa essere nella vita comunque solo e autoreferenziale.

Assistiamo quindi alla sostituzione come vuole il titolo del film? Non mi è sembrato affatto che in questo gioco ossessivo ci siano sostituzioni apprezzabili. C’è semmai uno sdoppiamento. Non a caso la bella Hazel amoreggia sia con il protagonista che con il suo alter ego: il sostituto la fa ridere, Caden risveglia in lei l’istinto materno e le suscita sentimenti di tenerezza.

Il film propone uno scambio di sguardi - estranei e familiari contemporaneamente. Poi ci siamo noi spettatori, che potremmo definirci indiscreti, che intercettiamo questo scambio e tiriamo fuori con le nostre proiezioni un'altra percezione ancora. Lo spunto potrebbe fare da esca per lo spettatore che potrebbe a sua volta avventurarsi nel gioco di proiezioni, partendo dalla sua vita. Peccato che la trama è così complicata che invece resta attaccato alla sua sedia per cercare di comprendere. Non ha spazio per lanciarsi in proiezioni fruttifere.

Ci sono due o tre idee carine e surreali. Tra queste è originale l’idea di un corpo totalmente tatuato di fiori che quando si ammala sfioriscono e perdono i petali, come rose in un vaso. Il corpo è quello della figlia, diventata attrice porno, coperta di tatuaggi. Perché?

ECCO IL TRAILER:

Un film di Charlie Kaufman. Con Philip Seymour Hoffman, Samantha Morton, Michelle Williams, Catherine Keener, Emily Watson. - Commedia, durata 124 min. - USA 2008. - Bim uscita giovedì 19 giugno 2014


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