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Lecitina di soia per ripulire i mari dalle chiazze di petrolio



In uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Acs Sustainable Chemistry & Engineering, un gruppo di ricercatori dell'American Chemical Society, ha mostrato come un composto a base di soia, ossia la lecitina di soia, può ripulire il mare quando sia inquinato da petrolio e siamo di fronte ad uno dei tanti disastri ecologici.

Questo importante studio esce quasi in concomitanza con l’allarme lanciato dall’organizzazione Greenpeace, per la presenza di una macchia di petrolio, lunga ben 70 chilometri, al largo delle isole Canarie, causata dall’affondamento di un peschereccio un paio di settimane fa.

La lecitina di soia, come sanno coloro che leggono le etichette dei generi alimentari, è presente in molti prodotti.

Gli scienziati hanno ora trovato un nuovo ruolo potenziale per questa sostanza, la capacità di essere dispersante dell'olio greggio, ed il loro studio potrebbe portare a un modo meno tossico per ripulire questi disastri ambientali.

Ram B. Gupta, ricercatore e professore di ingegneria chimica e scienze della vita, che ha condotto la ricerca, ha spiegato che l'applicazione di disperdenti chimici è uno dei modi più efficaci per aiutare sbarazzarsi delle fuoriuscite di petrolio in fretta.

I disperdenti lavorano suddividendo l'olio in piccole goccioline che i batteri possono degradare.

Ma alcuni disperdenti possono essere dannosi sia per le squadre di operatori che si occupano della pulizia, sia per la vita acquatica.

I ricercatori hanno dapprima usato la lecitina di soia separandola nei suoi componenti lipidici.

Poi, hanno testato quanto questi lipidi potevano abbattere il petrolio nell’acqua, sperimentandolo in laboratorio.

Hanno cosi scoperto che i composti della lecitina, erano migliori di due disperdenti commerciali, e soprattutto non creavano problemi alle squadre di pulizia e non mettevano in pericolo la vita acquatica.

I disperdenti sono comunemente impiegati per la bonifica del petrolio galleggiante su una distesa di acqua.

Nel caso di una grande fuoriuscita di greggio come accadde nel Golfo del Messico nel 2010, oltre 2 milioni di litri di disperdenti furono versati sul petrolio.

Si tratta di prodotti, anch’essi derivati dal petrolio, che servono per rompere le molecole e far disperdere il petrolio nell’oceano, in modo da ridurre i danni.

Da molto tempo però le grandi organizzazioni che si occupano di Ecologia, avevano lanciato un allarme poiché c’era un forte e giustificato sospetto che questi agenti chimici derivati dal petrolio fossero peggiori del petrolio stesso.

Lo sarebbero perché, secondo i biologi marini, questa miscela chimica, ha praticamente distrutto la base della catena alimentare marina, cioè le uova ed i sedimenti del suolo.

Ora grazie a questo studio sarà possibile intervenire sulle chiazze di petrolio in maniera più ecologica, creando da un lato meno problemi alle squadre di pulizia, e dall’altro preservando la catena alimentare marina.


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