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Piano sanitario, apprezzamenti, con dubbi, dalla dirigenza

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Dopo il sì dei sindacati della Medicina generale e delle Regioni (che l'hanno approvato nella conferenza di giovedì scorso), il Piano sanitario nazionale 2011-2013 si guadagna anche l'apprezzamento dei sindacati della dirigenza medica.

Piacciono, in particolare, gli indirizzi che vengono dati alla riorganizzazione della rete ospedaliera e le linee sulle quali dovrebbe incamminarsi la riorganizzazione delle piccole strutture, ma è anche unanime la convinzione che senza adeguati investimenti il Piano rischia di rimanere un libro dei sogni.

«Nel complesso il progetto è positivo» è il giudizio di Costantino Troise, segretario nazionale di Anaao Assomed «anche se si tratta di indirizzi e parole d'ordine tutt'altro che nuove. Resta da vedere se alle parole seguirà l'allocazione delle risorse necessarie, perché altrimenti non si farà molta strada.

Da questo punto di vista avverto due carenze nel Piano: innanzitutto si cita il problema della progressiva carenza di medici nel Ssn, ma non si propongono soluzioni per superarlo; poi mancano riflessioni sullo stato di salute del Ssn nelle regioni meridionali. Occorrerebbero proposte che concilino la riorganizzazione della rete ospedaliera prossima ventura con i tagli prospettati dai piani di rientro delle regioni in deficit».

Considerazioni non molto dissimili anche dalla Cimo: «Sulle strategie generali diamo un giudizio positivo» dice il presidente, Riccardo Cassi «bene la riconversione dei piccoli ospedali e del settore dell'emergenza, anche se nei codici bianchi e verdi all'impiego dei medici di Mg preferiremmo il ricorso a medici a contratto. Ma senza un'adeguata iniezione di risorse, non vedo come si potranno realizzare gli ambiziosi obiettivi del Piano».

Dubbi condivisi anche da Fp-Cgil che si rivela critica anche sull'impianto del documento: «Troppa carne al fuoco» è il giudizio di Massimo Cozza, segretario nazionale del sindacato «troppe tematiche sul tavolo per un Piano che alla fine si rivela dispersivo. Sarebbe stato meglio indicare chiaramente due o tre priorità e lavorare su quelle».



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