Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha consegnato alle regioni un documento con le regole per ridurre drasticamente errori e incidenti, prima fra tutte l'addio ai 158 punti nascita che effettuano meno di 500 parti l'anno».
L'obiettivo è anche incentivare il parto senza dolore e convincere meno i ginecologi a ricorrere di meno ai cesarei (praticamente 4 nascite su 10 in Italia avvengono con il bisturi).
Oltre all'addio ai 158 punti nascita che effettuano meno di 500 parti l'anno, viene prevista una rimodulazione degli altri 190 che ne effettuano meno di mille: sopravvivranno solo se potranno dimostrare che esistono "bisogni reali" legati al territorio.
Il piano suddivide i centri in due livelli: a fare la differenza è soprattutto la presenza o meno di un reparto autonomo di neonatologia e la disponibilità di una terapia intensiva neonatale. Per arginare il boom del cesareo il piano interviene anche sulle tariffe, con un invito esplicito a rivedere la remunerazione in modo da disincentivare il ricorso al bisturi dove non necessario.
Il documento fissa anche più di un paletto sul parto con analgesia, che va effettuata all'interno di «un percorso definito» che preveda la presenza nella struttura «nell'intero arco della giornata» di un anestesista.
Ogni punto nascita è poi chiamato a predisporre una Carta dei servizi offerti, compreso il numero dei parti effettuati ogni anno e il tasso di mortalità materna e neonatale. Previsto infine, un rafforzamento dei consultori familiari in quantità e qualità.






