L'esperienza di un infarto dovrebbe far paura e ricondurre chi ne è stato colpito sulla strada del corretto stile di vita, ma sei volte su dieci non è così. A lanciare l'allarme il congresso dell’Anmco, l’Associazione, nazionale, medici cardiologi ospedalieri, svoltosi ieri nella sede di Torino Incontra.Vita sedentaria, alimentazione in eccesso e sbagliata, sigarette e alcol, insomma pessime abitudini che nemmeno un infarto riesce ad allontanare.
A distanza di un anno dal primo infarto solo la metà dei pazienti segue le indicazioni del medico e le cure appropriate. In Piemonte sei post infartuati su dieci si mettono a rischio di una recidiva.
Donne e uomini con meno di 60 anni sono le categoria più a rischio. Abbandonano la strada della prevenzione, sottovalutano l'importanza di una necessaria inversione di rotta in termini di stile di vita e di cure appropriate, non si sentono in pericolo.
Così solo il 50% modifica le abitudini alimentari, il 70% non fa esercizio fisico e solo uno su dieci smette di fumare.
Strada spianata, quindi, verso il secondo infarto. Episodio che potrebbe essere evitato ma che invece colpisce il 60% di quelli che hanno avuto l'esperienza del primo infarto.
Dati alla mano, sono più di 10 mila i piemontesi in ospedale per un infarto. Per il 60% di questi è la prima esperienza, circa 180 di questi non superano la crisi cardiaca con un rischio di mortalità del 3%.
In Piemonte sono 4 mila i soggetti colpiti da un secondo infarto, di questi uno su cinque muore entro l'anno. Così sono 800 le persone che decedono, ma la metà potrebbe salvarsi seguendo le indicazioni di uno stile di vita adeguato.
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