Il lavoro certamente nobilita l’uomo ma, a quanto pare, dovremmo anche considerare i danni provocati dalla quantità di ore trascorse in ufficio ogni giorno. Già perché secondo uno studio anglofinlandese superare la soglia delle 11 ore porterebbe alla depressione.Queste le conclusione di una ricerca coordinata da Marianna Virtanen della University College di Londra. Lo studio, pubblicato sulla rivista Plus One, è stato condotto su oltre 2mila impiegati governativi inglesi con età compresa tra i 35 e i 55 anni che non presentavano alcun tipo di disturbo legato alla depressione.
Gli unici che si salvano da questo malessere sono i maschi che godono di stipendi alti. Mentre i più colpiti, stando ai dati della ricerca, sono i giovani, le donne e chi guadagna poco.
Dallo studio è emerso con chiarezza che dedicare al lavoro d’ufficio più di 55 ore a settimana incide sulla psiche dei lavoratori, tanto da aprire loro una strada preferenziale verso la depressione.
Lo straordinario, ad esempio, aumenterebbe il rischio di malattie cardiache (e pensiamo che a volte non è neanche pagato). L’ideale dunque sarebbe lavorare 7-8 ore al giorno come previsto da contratto, ma spesso ciò non accade ed ecco che a rimetterci sono proprio i dipendenti.
In certi situazione poi, ricorda lo psichiatra Ferdinando Pellegrino “non sai se ti rinnovano il contratto e in quali condizioni, inoltre ti è preclusa ogni possibilità di crescita professionale”.
Esiste dunque una correlazione tra mole di lavoro e depressione, e ciò ovviamente porta a “ripercussioni negative in termini di stress e preoccupazioni sulla vita al di fuori dell’ufficio”.
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