La cura Zamboni corre sul web alla velocità del suono, prende corpo e spessore su Facebook e Youtube a tal punto da in indurre in Canada una riflessione nazionale sull’opportunità di dare il via a degli studi clinici sulla cura italiana contro la sclerosi multipla.
Quello che più impressiona è la capacità del web di dare potere ai cittadini, tanto da influenzare le scelte strategiche, o stimolarne un dibattito, delle autorità sanitarie in merito alla ricerca scientifica.
Questa, in sintesi, è la riflessione di Roger Chafe della Memorial University of Newfoundland apparsa su “Nature”.
Paolo Zamboni è un chirurgo vascolare di Ferrara che ha formulato l’ipotesi che una delle possibili cause della sclerosi multipla possa risiedere nella Ccsvi, cioè un'insufficienza venosa cerebro-spinale cronica. Quest’ultima può trovare soluzione, secondo il medico, con un intervento chirurgico.
In Italia se ne è parlato, il Css ha invitato alla cautela, ma nel novembre dello scorso anno, con l’approvazione del comitato etico dell’Ospedale Sant’Anna di Ferrara, è stata avviata una sperimentazione su 500 pazienti in tutta Italia.
In Canada il lavoro di Zamboni, seppur di modeste dimensioni ed una casistica ritenuta non sufficiente, è stato divulgato nel web grazie a numerosi social network .
Su Facebook i gruppi pro-Zamboni si sono moltiplicati con rapidità e contano diverse decine di migliaia di fan.
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