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Protesi Pip, le denunce dei chirurghi contro la società francese

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Denuncia in arrivo contro la società francese che ha prodotto le difettose protesi mammarie anche da parte dei chirurghi. La querela rivolta alla Pip e all’ente certificatore  tedesco Tuv Rheinfeld è stata depositata al Tribunale di Roma.

L’Associazione italiana chirurghi plastici (Aicpe) si è dichiarata parte lesa come le stesse pazienti perché “ingannati da un prodotto regolarmente accreditato con marchio CE e che, all’esame visivo, possedeva caratteristiche fisiche del tutto appropriate e ottimali per i tipi di intervento di mastoplastica che dovevamo effettuare”.

In sostanza l’associazione dei chirurghi afferma che non può essere attribuita alcuna colpa ai medici che hanno utilizzato le protesi in questione perché sono stati ingannati e truffati. Non solo, fanno anche sapere che è falsa la notizia secondo la quale tali protesi avrebbero un prezzo vantaggioso.

“Le protesi Pip – ha dichiarato il vicepresidente Aicpe Pelle Ceravolo - avevano un costo paragonabile a quello di altre protesi prodotte da ditte diverse”.

La scelta dunque, secondo l’associazione, è sempre stata legata solo alle caratteristiche del prodotto e non al costo. Dito puntato verso chi avrebbe dovuto fare gli adeguati controlli e che invece è venuto meno a tale importante compito.

Per questi motivi i chirurghi plastici si considerano parte lesa e dichiarano a gran voce di aver sempre rispettato tute le norme vigenti negli stati europei.



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