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Procreazione: Corte Strasburgo, si può vietare la fecondazione in vitro

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Procreazione: Corte Strasburgo, si può vietare fecondazione vitroE’ stata resa pubblica oggi la decisione della Grande Camera della Corte di Strasburgo che ritiene non sussistere la violazione dell’art.8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (EDU) da parte dell’Austria e della sua normativa sulla fecondazione assistita, che consente solo la donazione di gamete maschile in vivo, e non in vitro, e fa divieto della donazione di gamete femminile.

Costituite nel procedimento anche due associazioni di pazienti italiane: l’Associazione Hera Onlus di Catania e la SOS Infertilità di Milano.

Presidente Associazione di Pazienti Hera

"Se oggetto della Corte di Strasburgo fosse stata la legge italiana - ha affermato Francesco Gerardi, Presidente Associazione di Pazienti Hera - probabilmente l’esito sarebbe stato diverso: la legge 40 vieta in assoluto la donazione di gamete e non ammette deroghe e possibilità intermedie come nel caso austriaco. La legge austriaca infatti consente la donazione di gamete maschile in vivo.

La Corte ha riconosciuto nuovamente che il diritto a crearsi una famiglia e ad avere bambini con la fecondazione in vitro rientra ed è sotto la protezione dell’art. 8 della Convenzione Edu, che concerne il rispetto della vita privata e famigliare. Se nel caso dell’Austria tale diritto è parzialmente tutelato, in Italia non è ancora così dato il divieto assoluto di eterologa.”

Le Associazioni italiane di pazienti nel procedimento di Strasburgo
Il collegio di difesa dell’Associazione Hera Onlus di Catania e della SOS Infertilità di Milana, che hanno sostenuto le coppie austriache, era costituito dall’Avv. Maria Paola Costantini del Foro di Firenze e dalla Prof. Marilisa D’Amico del Foro di Milano e Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Statale di Milano (nel collegio anche i colleghi avv. Sebastiano Papandrea, Massimo Clara, Cesare Pitea).

Avv. Maria Paola Costantini e Prof. Marilisa D’Amico
“Il fatto che la Corte inviti esplicitamente tutti i Paesi aderente alla CEDU ad adeguarsi ai cambiamenti della società - affermano l’Avv. to Maria Paola Costantini e la Prof. ssa Marilisa D’Amico - è un chiaro monito all’Italia.

Ora ci sono i casi portati davanti alla Corte Costituzionale italiana, una coppia siciliana e una milanese con problemi gravi di salute (menopausa precoce e sterilità maschile genetica), profili differenti rispetto alla vicenda austriaca, per i quali si chiede l’eliminazione delle discriminazioni oggi esistenti tra coppie infertili dal punto di vista sanitario ed economico e il riconoscimento di un diritto di autodeterminazione e di scelta sulla propria vita famigliare. La modifica della Legge 40 su questo punto risponderebbe ai criteri di ragionevolezza e di tutela peraltro indicati nella pronuncia di Strasburgo.

Dottor Guglielmino
“La lentezza da parte del Parlamento italiano ad adeguarsi ai mutamenti della nostra società - ha dichiarato il Dottor Antonino Guglielmino, Direttore Sanitario dell’Unità di Medicina della Riproduzione di Catania - non può violare il diritto alla salute di coppie con sterilità accertata dal punto di vista medico: la donazione di gamete deve essere configurata infatti come trattamento sanitario in grado di rimuovere l’ostacolo ad avere un figlio nei casi di donne in menopausa precoce, uomini privi di gameti, pazienti oncologici – maschi e femmine - che non sono riusciti a crioconservare i propri gameti prima di iniziare la terapie antitumorali”


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