Le allergie sono in aumento, come pure la produzione di polline da parte delle piante, si è pensato che potesse essere collegato all’aumento delle temperature, ma uno studio coordinato dalla Technical University di Monaco di Baviera, lo ha escluso, chiamando invece in causa, l’anidride carbonica.
Secondo i ricercatori, provenienti da 13 nazioni europee, come si apprende dalla BBC, l’aumento dei pollini e delle allergie, come la febbre da fieno, potrebbe essere correlato, nelle città, all’aumento di CO2.
Lo studio, ha esaminato, i dati provenienti dalle stazioni di monitoraggio di polline in 13 nazioni, quelli della Fao e quelli meteorologici e scoperto che, a parte delle differenze tra i vari paesi, il 60% delle 25 specie vegetali studiate, presentavano nei decenni in cui erano state monitorate, un aumento della produzione di polline, e nove di queste riconosciute come generatrici di polline che causano allergie.
Dai dati in loro possesso, non era il rialzo della temperatura, la causa, così come, uno dopo l’altro, si sono ritrovati a scartare tutte le altre possibili ipotesi, l’unica rimasta in piedi è quella con la CO2.
I ricercatori hanno anche scoperto che l’aumento della produzione dei pollini era particolarmente forte nelle città e non nelle campagne, ma questo, secondo loro, potrebbe essere spiegato dalla maggiore presenza dell’ozono, gas che altera la normale crescita delle piante.
Per i ricercatori, visti i risultati della ricerca, c’è da attendersi un ulteriore aumento dei pollini, legati ad un aumento di CO2 e sarebbe opportuno, che chi decide a livello locale, quali tipi d’alberi dover piantare, di tener conto dei possibili rischi d’allergie.






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