Dicembre 1971, Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti, firmò la legge denominata "National Cancer Act". Un atto importante perché con quella firma venivano assicurati i finanziamenti al National Cancer Institute aprendo così ad una ricerca che si basava sul fatto che il cancro potesse essere curato.Dopo quarant'anni di ricerca due pazienti su tre vivono almeno 5 anni dopo aver scoperto di avere un tumore. A dirlo è George W. Sledge, presidente dell'Asco - American Society of Clinical Oncology - in occasione della convention annuale che si svolge a Chicago.
Quello che spiega Sledge è di grande interesse perché racconta di tumori con una propria carta d'identità genetica. Ogni cancro ha una sua storia è può essere considerato ogni volta una specie di "malattia rara" che risponde in modi differenti alle terapie.
Certo, Nixon firmando quella legge fu troppo ottimista pensando di risolvere il problema in una decina di anni, ma comunque i progressi ci sono e si vedono con l'allungamento della vita media di un malato di tumore, grazie alla sperimentazione di nuovi farmaci.
Alcune forme di tumore vengono guarite, spiega Sledge, altre si possono curare guadagnando sul tempo di sopravvivenza, fino a diventare una specie di "malattia cronica" al pari di altre malattie come il diabete.
Ma la ricerca va avanti ad una velocità maggiore rispetto al passato. Gli "atlanti genetici", una specie di mappe dei tumori che individuano il Dna di ogni singolo cancro, sono sempre più numerose.
Strumenti importanti nelle mani dei medici che potranno così individuare, caso per caso, la corretta terapia.
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