Il governo Berlusconi è finito, ne nasce un altro ma un attimo prima l'ex sottosegretario Eugenia Roccella ha stabilito le linee guida della legge 40. Vi si legge che i portatori di malattie genetiche non potranno fare ricorso alla fecondazione assistita, ma molti tribunali recentemente avevano bocciato questa decisione. Un colpo di mano del ministero su questo delicato tema, ma questa volta la rivolta è trasversale.I portatori di malattie genetiche non potranno fare ricorso alla fecondazione assistita, non è una novità, il divieto era già tra le righe della legge 40 del 2004, ma il governo uscente ha deciso di confermare uno dei punti più controversi della normativa, nonostante le ultime sentenze di questi anni abbiano imboccato la strada opposta.
Tre anni dopo quelle scritte dall'ex ministro Turco, il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, ha inviato le nuove linee guida al Consiglio Superiore della Sanità per il parere obbligatorio. Conferma il veto per chi è affetto da malattie come la fibrosi cistica, la talassemia, insomma forse proprio per chi, più di altri, potrebbe aver bisogno della diagnosi pre-impianto sull'embrione.
Questo nonostante alcuni tribunali civili, Salerno, Bologna e Firenze, abbiano concesso a coppie affette da malattie genetiche la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita.
"Le linee guida non possono modificare una legge - ha detto la Roccella - e quelle dei tribunali sono sentenze che riguardano singoli casi. La legge 40 serve a dare la possibilità alle coppie infertili di avere figli con gli stessi criteri di quelle fertili - ha aggiunto - quindi senza fecondazione eterologa e diagnosi pre-impianto".
La conferma della linea ha scatenato la reazione delle associazioni per la libertà della ricerca scientifica che parlano di "decisione liberticida e discriminatoria" e anche di quella parte del Parlamento che vede, in una decisione presa in fretta e furia, la volontà del governo dimissionario di intralciare i lavori di quello nuovo.
La vera novità è che le linee guida invece hanno recepito la sentenza della Corte Costituzionale del 2009 che hanno rimosso l'obbligo di impianto unico e contemporaneo di tre embrioni.
I medici quindi potranno stabilire di volta in volta il numero di embrioni da formare e come procedere per non pregiudicare la salute della donna.
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