Continuano ad aumentare sia i casi di decessi, sia il numero delle persone contagiate dall’epidemia di colera che si è abbattuta su Haiti, anche se al momento sembra circoscritta nella zona del fiume Artibonite, a nord di Port-au-Prince.
Non si abbassa la guardia delle agenzie d’aiuti umanitari, la paura ed il rischio è che l’epidemia possa arrivare agli accampamenti, nei pressi di Port-au-Prince, dove vivono secondo le stime un milione e 300 mila persone, dopo il terremoto che il 12 gennaio scorso provocò oltre 300 mila morti.
L’epidemia che sta colpendo Haiti, è del ceppo più pericoloso di colera, probabilmente presente nell’acqua del fiume e nella difficoltà del dopo terremoto, per la popolazione di usufruire d’acqua potabile.
Proprio l’acqua potabile ed il ripristino di “normali” condizioni igienico-sanitarie, sono tra le prime cose necessarie, per cercare di arginare l’epidemia, senza dimenticare, le difficili condizioni di vita preesistenti ed aggravate dal sisma.






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