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Dislessia: nelle scuole esagerate diagnosi, ma allora i ragazzi cos'hanno?

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Dislessia: nelle scuole esagerate diagnosi, ma allora i bambini cos'hanno?Le insegnanti segnalano moltissimi casi di dislessia, ma i veri bambini affetti sembrano essere molti di meno. Il dilemma del rendimento scolastico affligge la nostra scuola da quando è nata.

Dal famoso cappello a punta per il somaro agli zero spaccato, alle bocciature di gelminiana memoria (ma può essere mai vero che per combattere la dispersione scolastica bisogna bocciare i bambini?) fino alle improvvisate esperte di didattica come la Mastrocola che invoca una nuova severità mentre scrive romanzi.

Beato chi invece di studiare didattica e pedagogia scrive romanzi, e poi ci racconta orgoglioso di come boccia i ragazzi, che dovrebbero finalmente andare a lavorare!

Nel frattempo tutti gli studi internazionali dicono che un paese è tanto più avanzato quanto più alto è il livello scolare della sua popolazione, anche se dopo va a lavorare, cosa per la quale un titolo di studio fa sempre comodo, ma i nostri professori (meno i nostri maestri) sono ossessionati dallo spettro di dover promuovere i somari per legge e spesso smaniano per la bocciatura. "Uno, almeno uno, uno solo, me lo fate bocciare ?" diceva il professore nel film con Silvio Orlando, La scuola.

L'idea che si vada a scuola per essere aiutati a superare le proprie difficoltà rimane oscura al nostro sistema scolastico e gli insegnanti, come diceva Don Milani (inviso comprensibilmente alla Mastrocola), amano ancora i Pierini.

Così l'ultimo rifugio, in mancanza di meglio, è la segnalazione della dislessia. Non segue, non scrive non fa i compiti. Magari è dislessico, ma da uno studio su queste segnalazioni e diagnosi condotto dal dott. Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell'Istituto Italiano di Ortofonologia, non sarebbe così.

In Italia, un bambino su cinque presenta dei disturbi di apprendimento ma questo non vuol dire che sia dislessico. In effetti solo il 4% dei bambini presenta questo disturbo che necessita di ausili per leggere e a volte per risolvere i compiti scritti, contro il 23% di segnalazioni.

Molti altri vengono inseriti erroneamente in percorsi di sostegno, con dispendio di risorse inutili e traumi non necessari.

Nello studio del Dottor Bianchi di Castelbianco su un campione di 1175 alunni nell'anno scolastico 2010-2011 i potenziali affetti da dislessia erano 239, ma i bambini realmente affetti erano 41.

Allora se non sono dislessici e non sono cattivi questi bambini che vanno male a scuola cosa sono?

Consigliamo a questo proposito, per chi vuole saperne di più i bei libri di Mel Levine "I bambini non sono pigri" e "A modo loro".

Levine afferma che in ognuno di noi si annida una difficoltà per qualcosa, ma che gli sfortunati sono quelli la cui difficoltà impatta con la scuola.

Gli altri possono fare finta di niente e scegliere in pace il percorso più congeniale alle loro disposizioni e alle loro abilità naturali, quelli che vanno male a scuola (e magari sono geni come Leonardo da Vinci) si devono rassegnare o a essere definiti malati o a venire puniti severamente.

Applicare metodi didattici rispettosi delle differenze no, eh?

Speriamo che Marco Rossi Doria, nuovo sottosegretario all'istruzione e maestro di strada, con la mente ai bambini che andava a cercare a casa o al mercato mentre lavoravano, bocciati più volte, e ormai lontani dalla scuola, aiuti tutti noi a capirli meglio, i bambini e i ragazzi che vanno male a scuola.

Lisa Canitano
 


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Commenti (8)

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E' vero che dobbiamo lavorare tutti, che ci sono neolaureati in psicologia, psicomotricità, logopedia e tant'altro senza lavoro, ma che si debba usare i nostri figli per farli lavorare mi sembra eccessivo. Perché non rendiamo la scuola più fruibile e umana? Perché invece di correre dietro i programmi non camminiamo a fianco degli alunni?.
Ormai l'insegnamento ed il recupero è compito dei genitori. Gli insegnanti sembra abbiano perso gli stimoli (e non li biasimo visto che gli stipendi vengono toccati sensibilmente solo a lavoratori dipendenti e/o statali) ma non esistono giustificazioni.
Ci sarebbe tanto da dire...ma chi, al giorno d'oggi perde tempo a leggere commenti di una mamma, insegnante, psicologa, pedagoga e quant'altro?????
cla , dicembre 18, 2011
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Forse Lisa Canitano non ha mai messo piede in un'aula scolastica. Altrimenti saprebbe che normalmente non sono gli insegnanti a fare diagnosi di dislessia, ma sono i genitori che portano certificati medici in tal senso. per alcuni genitori è una comoda scappatoia per cercare di evitare possibili bocciature.
Per quanto riguarda la Mastrocola, prima di scrivere romenzi (e dopo) i piedi nella scuola ce li ha messi e ne ha descritto mirabilmente i reali problemi.
Guardi che il pensiero straordinario di don Milani è stato spesso frainteso e stravolto: i ragazzi di cui prese le difese erano ragazzi volenterosi, che venivano dalla campagna e dalla montagna e non riuscivano ad inserirsi in una scuola fatta su misura dei ceti borghesi e urbani. Nulla a che vedere con i fannulloni straviziati che popolano oggi le nostre aule scolastiche e che non permettono ai volenterosi di fruire adeguatamente della scuola.
AngelaC , dicembre 18, 2011
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Beh, veramente a mia figlia la segnalazione di possibile dislessia me l'hanno fatta i suoi professori, poi con mio marito l'abbiamo fatta visitare ed è risultato che non era per nulla dislessica, ma solo con un disturbo di attenzione e un pò irrequieta, proprio a causa del disturbo. Cosa si fa in questi casi, la si boccia?
Mi dispiace, ma nel mio caso sono stati proprio gli insegnanti a segnalare l'ipotesi di dislessia, esattamente come dice Canitano che non dice invece che fanno diagnosi. E mi sembra anche ovvio cara Angela, a lei non sembra? Perchè mette parola in bocca quando non sono state scritte?
sandraM , dicembre 18, 2011
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La scuola è… un’istituzione
spesso canonica, pietrificata, infrangibile, che utilizza in
funzione selettiva la sua immobilità e improduttività culturali
«La controprova? Ci sembra venga quotidianamente
esibita dalla storica divisione (in termini classisti) patita
dalla sua utenza scolastica. Da una parte c’è l’allievo del ceto
medio che calza, senza reagire, la museruola culturale
della scuola, anche a costo di cancellare per sempre i linguaggi
e le memorie di casa: con i quali sa parlare di sé, del
suo mondo. Dall’altra parte c’è l’allievo del ceto proletario
che si oppone con veemenza alla museruola culturale della
scuola, pagando il costosissimo prezzo di essere travolto,
senza scampo, dalle onde mortali della bocciatura e dell’emarginazione.
Questo è Franco Frabboni, non proprio uno sprovveduto, in termini di scuola..
»
.elisabetta canitano , dicembre 18, 2011
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e comunque io faccio il medico, e non mi sognerei mai, di fronte alle critiche di un paziente, o di un parente di un paziente, di rispondere "Forse lei non ha mai messo piede in sala operatoria"........
.elisabetta canitano , dicembre 18, 2011
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Cara Angela, che lei faccia l'insegnante non è un problema.. il suo problema invece è che si capisce benissimo che tipo di insegnante è.
Posso comprendere il suo stato d'animo e le frustrazioni di chi insegna, ma questa storia che un ragazzino di 10 anni non "studia perchè non ha voglia di fare niente ed è meglio che vada a lavorare" (in sintesi estrema è la sua posizione) offende chi dell'insegnamento ne ha fatto una missione.
francis , dicembre 19, 2011
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Sono docente in una scuola professionale e qui arrivano tutti quelli che una volta smettevano di andare a scuola dopo la terza media e andavano a lavorare a 14-15 anni Ora il limite è 16 anni... Qui arrivano molti extracomunitari che non conoscono una parola d'italiano. Ho in classe alunni italiani che come i carcerati contano mentalmente quanti giorni mancano loro per compiere i 16 anni e liberarsi di quella che vedono come una prigionia. Non è così per gli extracomunitari che, a aprte qualche scavezzacolo, apprezzano la nostra scuola e la libertà di espressione che concede loro. A volte mi confidano che questa libertà è anche troppa... difficile da gestire per un adolescente.
GIULIA ACERBIS , dicembre 19, 2011
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Trovo giusto che le difficoltà vengano segnalate, tra l'altro è previsto per legge, quindi gli insegnanti fanno bene. La diagnosi di DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento) è una cosa seria, non ottenibile con un "certificato" medico, i test a cui sono sottoposti i ragazzi servono tra l'altro ad escludere altre patologie, e quindi ogni tipo di medicalizzazione. La diagnosi che viene accettata dalle scuole è quella del servizio sanitario nazionale e di centri accreditati. Se siete a conoscenza di diagnosi false fate denuncia. La legge sui DSA stabilisce diritti e doveri, per tutti, compresi i ragazzi che devono studiare per essere promossi. Tra l'altro viene escluso il diritto al sostegno. non capisco cosa c'entri il lavoro degli psicomotricisti ecc. e nemmeno il riferimento allo studio del dottore specializzato in ortofonologia... non dislessia, non didattica ... quindi?
Robertac , dicembre 20, 2011

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