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Colera Haiti: 250 morti e 2.500 contagiati, ma rallenta

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Colera Haiti: 250 morti e 2.500 contagiati, ma rallenta Un funzionario delle Nazioni Unite ha commentato la situazione descrivendo il rischio di un'espandersi dell'epidemia, anche se al momento il numero dei morti sembra rallenatare.
"Il nostro primo obiettivo è informare la popolazione e spiegare come comportarsi quando appaiono i primi sintomi", dice così René Preval, presidente di Haiti in visita nella città di Saint Marc dove è partita l'epidemia di colera che rischia di mettere ancora una volta in ginocchio la tormentata nazione caraibica.

A Saint Marc l'ospedale è al collasso, decine di malati sono assistiti in strutture mediche di fortuna. Ma soprattutto il colera è ormai a Port au Prince e le indicazioni del presidente non possono certo fermare il contagio.

Le vittime sono oltre 250 e i casi conclamati superano ormai le 2.500 unità. Nella capitale con oltre un milione di persone, dove più della metà vivono nelle tendopoli del post terremoto, cinque persone hanno manifestato i sintomi della malattia e sono state messe in isolamento.

Non si tratta di un nuovo focolaio d'infezione, spiegano le autorità di Haiti, perché le persone conteggiate provenivano dall'interno del paese.

Il governo, che per il prossimo 28 novembre ha fissato le elezioni presidenziali e legislative, cerca di minimizzare. Ma la paura è che l'epidemia si propaghi anche negli ospedali. Non si può continuare a curare i malati di colera nelle stesse strutture dove si trovano altri pazienti, dicono i medici.

Così Medécins Sans Frontières ha promesso un ospedale rurale e sta inviando degli specialisti per attivare un piano di alimentazione igienico e sanitario per 100 mila persone.


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