L’allarme scattato in Germania, provocato dai cetrioli contaminati dall’Esterichia coli enteroemorragico (Ehec), che ha già colpito circa mille persone, uccidendone due, altri quattro decessi non sono stati ancora attribuiti al batterio, ha mobilitato l’Unione Europea, che ha comunicato a tutti gli stati membri, i dati della situazione tedesca.
In Germania, l’Istituto d’Igiene d’Amburgo, ritiene di aver rintracciato l’origine del contagio, in due diverse forniture di cetrioli provenienti dalla Spagna, entrambe da coltura biologica d’aziende d’Almeria e Malaga, anche se da Madrid, segnalano che non hanno registrato casi di contagio sul territorio e dei campioni esaminati e risultati contaminati, uno arriverebbero dall’Olanda.
Dalla Spagna, il Ministro dell’Agricoltura, Rosa Aguilar, rileva che “non c'è alcuna prova che la contaminazione dei cetrioli provenienti dall'Andalusia si sia prodotta nel paese d'origine” ed il manager di una delle aziende da cui si pensa arrivino i cetrioli infetti, Javier Lopez, precisa: "Ho l'impressione che siamo un capro espiatorio. I cetrioli in realtà sono caduti da un camion durante il trasporto in Germania, ma il cliente ha deciso di venderli comunque al mercato ortofrutticolo di Amburgo”.
L’ipotesi della contaminazione prodottasi nelle fasi della commercializzazione, è condivisa anche dall’Unione Europea, mentre in Italia non si registrano al momento casi di contaminazione ed in ogni modo, la rete di sorveglianza è stata attivata, come spiega Stefania Salmaso, che dirige il Centro nazionale d’epidemiologia dell'Istituto Superiore di Sanità, che aggiunge che il tipo di batterio in questione è conosciuto, così come sono conosciuti i suoi effetti.
“Per proteggersi occorre seguire comuni norme igieniche come l'accurato lavaggio dei cibi da consumare crudi – spiega la Salmaso - evitando le contaminazioni tra cibi, e il lavaggio delle mani dopo l'utilizzo dei servizi igienici e prima della preparazione dei cibi”.
Sono stati segnalati altri casi in Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Austria, Svizzera e Olanda, tutti sembra, a carico di persone recatesi di recente in Germania, mentre nel nostro Paese, la Coldiretti afferma di non lasciarsi andare ad inutili allarmismi e consiglia in ogni caso di preferire prodotti italiani, facilmente identificabili dalle etichette poste per legge sui prodotti. (Fonte: La Repubblica)






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