
Sotto accusa i danni provocati dalla presenza dell’arsenico nell’acqua pubblica. La pericolosità di questa sostanza nell’acqua è già documentata da molti studi scientifici: in Bangladesh dal 1970 ad oggi, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, almeno 35 milioni di persone hanno bevuto acqua contaminata da piccole quantità di arsenico.
Secondo lo studio Heals “ciò è stato sufficiente a provocare il 21% delle morti per tutte le cause e il 24% di quelle attribuite a malattie croniche (in prevalenza, tumori al fegato, cistifellea e pelle e malattie cardiovascolari)”.
Una vittoria importante dunque quella ottenuta dai cittadini di alcune regioni italiane ed il Codacons si prepara intanto a raccogliere ancora più denunce da presentare nel prossimo ricorso previsto a breve. Una fatto da non sottovalutare quello che è accaduto in diverse regioni.
Stiamo infatti parlando di evidenti danni che possono influire senz’altro sulla vita dei cittadini e, secondo la sentenza del Tar, i rischi sono “almeno in parte riconducibili, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione”.
Soddisfatto il presidente di Codacons Carlo Rienzi che vede così puniti regioni e ministeri che “hanno tenuto in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico” i cittadini.






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