.jpg)
Laura Bellodi, direttore del Centro disturbi d’ansia all’ospedale San Raffaele di Milano, ha precisato che è opportuno capire quando si tratta di un vero e proprio disturbo perché troppo spesso “diamo lo stesso nome a due manifestazioni ben diverse”.
E’ assolutamente normale sentirsi ansiosi prima di una prestazione importante, come un esame o un colloquio di lavoro, in tal caso nessun allarmismo.
Quando invece lo stato ansioso comporta il cambiamento del proprio stile di vita, un profondo malessere o disagio, allora si parla di una vera e propria patologia che differisce da persona a persona.
Secondo l'Anxiety Disorder Association of America una dieta o uno stile di vita sano non bastano da sole ad aiutare chi soffre d’ansia, così come non bisogna pensare che tutto dipenda da caratteristiche intrinseche al soggetto che non possono cambiare.
Al contrario, questi disturbi possono essere sconfitti. Tra l’altro chi è colpito dall’ansia spesso è convinto che da un momento all’altro possa svenire e ciò aumenta il suo stato di malessere. In realtà lo svenimento non avviene mai, piuttosto il soggetto avverte un battito più accelerato, sudorazione, difficoltà respiratorie senza comunque perdere i sensi.
Tali sintomi psichici sono affiancati da quelli psichici come confusione, preoccupazioni ingiustificate e sensazioni di pericolo. Il punto è che ancor oggi vi è molta confusione riguardo le cause e i possibili rimedi al problema.
E’ vero che contano sia la predisposizione genetica che il tipo di carattere ma, il documento americano ricorda che non bisogna però limitarsi a cercare cause nel passato tralasciando i disturbi del presente.
Liliana Dell'Osso, direttore della Clinica psichiatrica dell'Università di Pisa, sottolinea l’importanza di curare tale patologia perché “con i disturbi d’ansia non trattati adeguatamente si finisce per fare i conti tutta la vita”.






.jpg)
