E allora ti succede che sei di turno per prescrivere la pillola del giorno dopo in un afoso pomeriggio di giugno. Sei a studio, ma hai finito, dovresti andare a casa. Squilla il telefono: "Signora, ho trovato il suo numero su internet, è lei che fa la ricetta della pillola del giorno dopo?" "Ma me la fa anche se sono minorenne? in ospedale mi hanno mandato via". La legge dice "La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori". Quindi un ospedale può prescrivere la contraccezione d'emergenza... perché non lo fanno? Mistero.
"Dove stai, cara?".
"Ma io non posso venire, lunedì va bene?".
"Per lunedì sei rimasta incinta", rispondo io.
"Ma mi hanno detto che ci sono 72 ore".
"Certo, ma dopo funziona molto di meno, la devi prendere ora, o al massimo domattina".
"Ma domattina non posso".
"Lui? dove sta lui, può venire? ti faccio delle domande per telefono, così la do' a lui la ricetta..".
"Glielo passo".
"Allora, puoi venire tu?".
"No, non credo".
Allora opto per la pressione sleale "Ascolta, lei lo capisco che deve andare a cena dai genitori, ma tu dove devi andare? tu sei il suo uomo, non ci può essere una cosa più importante di questa, nessuno ti sta aspettando con il fucile, e tu devi aiutarla, non credi?".
Li sento confabulare, preoccupati. Dopo qualche secondo lei riprende il telefono. "Arriviamo, veniamo adesso, la troviamo?".
"Certo, vi aspetto, sono qui".
Li penso, mentre aspetto, due sedicenni in preda al panico di aver svegliato cose più grandi di loro. Innamorati come lo si è a sedici anni, sudati come lo si è quando si fa l'amore d'estate. Chissà, magari si sono trovati il preservativo nel letto senza sapere come ci sia finito, magari si erano ripromessi di non fare sesso, poi si son ritrovati da soli a casa, e, si sa, la carne è debole. Per loro, come per tutti noi.
E penso a quando le vediamo venire in ospedale per abortire, a volte con lo zaino della scuola, perché hanno l'autorizzazione del giudice tutelare e a casa non sanno nulla, a volte con la mamma, e il giudice tutelare, perché si sa, papà...
A volte con mamma e papà, le più fortunate, con questi genitori mortificati che non sanno di aver ricevuto il massimo del regalo, poter stare vicino a una figlia in momento difficile.
E come sono contente, queste piccolette, di avere la mamma e il papà che le accompagnano, che un giorno prima non sapevano nemmeno che le figlie facevano l'amore, e che si ritrovano, nello spazio di qualche giorno, ad accompagnarle a fare un aborto, cercando di ricordarsi come erano loro da giovani.
E rimuginano su dove hanno sbagliato, quando non ci hanno parlato, perché diamine non gli hanno comprato il preservativo e spiegato come si usa, certo, i facili psicologismi dicono: "eh, così le autorizzi!".
E a volte ci hanno parlato, sanno tutto, sono informati su tutto. Ma succede lo stesso.
Una sedicenne mi disse una volta, con una scontrosità che nascondeva la paura, di fronte alla richiesta di un'ecografia transvaginale per un ritardo mestruale: "E voi mi mettete lì a gambe aperte come se fossi una donna?" E, improvvisamente confusa di fronte al mio sguardo interrogativo, "Sì, scusa, scusa, va bene".
Come se fossi una donna, in questa frase c'è tutta l'ambivalenza del sesso degli adolescenti, un gioco come quello dei bambini quando dicono "facciamo come se". Ma qui non ci sono pentolini finti, non ci sono bambole da imboccare con finte minestre. Qui c'è la realtà che ti insegue e ti morde il sedere mentre cerchi di scappare.
Così ritelefonano, dalla Stazione: "Stiamo arrivando, solo pochi minuti, ce la facciamo, fino a quando ci aspetta?".
"Fino a quando arrivate".
E al sospiro di sollievo che sento dall'altra parte del telefono mi parte una scarica di endorfine. Già. Si attivano nell'encefalo, quando aiuti qualcuno, le stesse aree di quando prendi la cocaina, dicono. Le stesse aree di quando allatti, direi io. E così quando arrivano, di corsa, sudati, spaventati, piccoli, veramente piccolissimi, per prendere la ricetta, io me li vorrei abbracciare.
"La pillola costa 12 euro, vero?".
Ma io faccio questo lavoro da troppo tempo per non capire: "Ce li avete?".
Scuotono il capo, sconsolati, "No".
Tiro fuori 20 euro, non ho spicci. "Eccoli, i soldi".
"Ma non possiamo, noi non possiamo".
"Certo che potete, poi li fate girare, li regalerete a qualcuno che ha bisogno".
"No, no, insiste lei, io glieli riporto lunedì, va bene ? Lunedì, non più tardi".
Spariscono correndo a cercare la farmacia, e poi a casa di corsa, devono rientrare.
Come sono carini, che si perde chi non li aiuta.
Elisabetta Canitano
Presidente di Vita di Donna
Il servizio "SoS pillola del giorno dopo" dell'Associazione Vita di Donna Onlus è attivo tutti i giorni, festivi compresi, dalle 9,00 alle 21,00. Il telefono è il seguente: 333 9856046, valido per tutto il territorio nazionale.
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