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Pillola dei 5 giorni dopo, via libera del Css. Ora la palla passa all'Aifa

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Pillola dei 5 giorni dopo, via libera del Css ma con il test di gravidanzaIl Consiglio Superiore di Sanità ha dato il via libera al farmaco EllaOne, noto come la "Pillola dei 5 giorni dopo". La prescrizione è però subordinata ad un test di gravidanza.

Nel Gennaio del 2010, dopo l'approvazione dell'Emea, la casa farmaceutica produttrice aveva chiesto all'Aifa l'autorizzazione alla messa in commercio in Italia.

L'Aifa aveva però espresso delle perplessità "riguardo alle eventuali conseguenze di un uso ripetuto" del farmaco contraccettivo, con la conseguente sospensione dell'iter autorizzavo è l'invio al CSS affinché quest'ultimo si pronunciasse in merito alla "compatibilità con la normativa vigente in tema di contraccezione e interruzione volontaria di gravidanza".

In Italia, è ormai risaputo, tutto ciò che ha che fare con la contraccezione entra in conflitto con gli orientamenti del Vaticano. Così la Pillola dei 5 giorni dopo subisce un ritardo scandaloso (tra gli addetti ai lavori viene chiamata la "pillola che non arriva mai") nonostante sia stata già adottata da decine di paesi come Germania, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Finlandia, Svezia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Gran Bretagna, Francia, Ungheria, Lituania, Danimarca, Spagna, Norvegia, Grecia, Romania, Lettonia, Polonia, Portogallo, Austria, e Stati Uniti.

Con il via libera il Css afferma che l'ulipristal acetato, appunto la pillola dei 5 giorni dopo, non è in contrasto con la legge 194 che regola l'aborto in Italia in quanto si tratta di un farmaco per la contraccezione d'emergenza. Quindi non è un farmaco abortivo.

Le reazioni
"E' una buona notizia - dice Elisabetta Canitano, presidente dell'Associazione Vita di Donna - questo farmaco, già regolarmente in commercio all'estero come contraccettivo di emergenza, aiuta le donne a essere le vere padrone della propria vita e delle proprie scelte. Un'informazione accurata consente una maggiore libertà, ci auguriamo non venga osteggiata da coloro che pensano di sapere meglio delle donne stesse quello che le donne possono fare con il proprio corpo. Ci auguriamo che presto l'obbligo della ricetta venga meno".

Quello della corretta informazione sui sistemi contraccettivi è uno dei problemi più sentiti anche dalle associazioni di medici. Dopo la pubblicazione del "Rapporto SoS pillola del giorno dopo", un servizio svolto da oltre due anni da Vita di Donna, anche la Sic e la Smic sono scese in campo con un documento comune per correggere le opinioni errate e la falsa informazione.

La EllaOne, prodotto dalla HRA Pharma, è efficacie fino a 120 ore dal rapporto a rischio di gravidanza indesiderata.

Ora la patata bollente è tornata all'Aifa, vedremo le reazioni del Vaticano e, soprattutto, i tempi necessari alla commercializzazione del contraccettivo di emergenza.


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Commenti (3)

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Peccato che la Roccella non si stanchi di pronunciarsi con le solite bufale: la PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO NON E' CONTRACCEDDIVA come dice lei, ANZI....
Ecco scientificamente che accade con la sua assunzione:
http://www.youtube.com/watch?v=hSkdodYMbB4
Gregorio (ginecologo) , giugno 16, 2011
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Scusate, intendevo dire: non è contracceTTiva

http://www.youtube.com/watch?v=hSkdodYMbB4

Gregorio (ginecologo) , giugno 16, 2011
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LA STORIA SI RIPETE. I DIKTAT DI UNO STATO STRANIERO: LIBERIAMOCI DALL’OCCUPAZIONE VATICANA. SBATTEZZIAMOCI
Quante volte è successo che in un certo ospedale ci fosse un solo ginecologo disponibile in quel mentre e che per di più era antiaborista, e costui pur di rispettare il suo credo religioso stava per far slittare i termini prescritti dalla legge e rendere sempre più pericolosa la pratica abortiva per la salute della madre. Questo, nella coscienza di un buon cittadino, animato da dignità civile, è vissuto come interruzione di pubblico servizio o addirittura mancato soccorso. Ve l’immaginate un medico Testimone di Geova che si rifiutasse di fare le trasfusioni di sangue a coloro che si stanno dissanguando? Sarebbe accusato di omicidio volontario. Se gli obiettori non hanno voglia di lavorare in uno Stato nel quale non si riconoscono, se ne possono pure andare a svolgere la loro professione nella Città del Vaticano. Il 13 settembre scorso, durante il congresso mondiale della Federazione Internazionale Farmacisti Cattolici in corso a Poznan, in Polonia, Ratzinger ha invitato i “suoi” farmacisti a mettere in pratica la disobbedienza civile, circa l’uso dei prodotti anticoncezionali, tipo la RU486, la pillola che sostituisce l’aborto chirurgico. Ovvia la scomunica per chi la prescrive e per chi la usa. «Nella distribuzione delle medicine - sottolinea il Pontefice - il farmacista non può rinunciare alle esigenze della sua coscienza in nome delle leggi del mercato, né in nome di compiacenti legislazioni. Il guadagno, legittimo e necessario, deve essere sempre subordinato al rispetto della legge morale e all’adesione al magistero della Chiesa”. Ignazio Marino, candidato alle primarie per la segreteria del Partito democratico, ha affermato al riguardo che “in Italia ci sono delle leggi cui i farmacisti devono obbedire. Se non si sentono in grado di obbedire alle leggi di uno Stato laico possono rinunciare ad avere una farmacia” .
DA: LA RELIGIONE CHE UCCIDE
COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
(Nexus Edizioni)
517 pagine, 130 immagini, € 25

alessio di benedetto , giugno 16, 2011

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