Fra pochi giorni, più esattamente fra il 14 e il 15 settembre, l'Agenzia italiana del farmaco prenderà una decisione sulle modalità d'uso della pillola dei cinque giorni dopo, cioè del farmaco Ulipristal acetato (nome commerciale Ellaone), che, assunto fino a cinque giorni dopo il rapporto a rischio, consente di ridurre il rischio di una gravidanza.
Nei mesi trascorsi si era parlato, con l'immediato appoggio dell'onorevole Roccella, della necessità di fare un test di gravidanza sul sangue prima di assumere questo farmaco, a causa del possibile danno nei confronti di una gravidanza in corso.
Sarebbe l'unico caso in cui la prescrizione del medico viene subordinata a una legge, considerato che in generale è nell'ambito del rapporto medico-paziente che vengono valutati gli effetti collaterali di qualsiasi farmaco e non tramite esami obbligatori per legge.
Le Società mediche dei ginecologi italiani SIC (Società italiana della contraccezione) e SMIC (Società medica italiana per la contraccezione, con il supporto della SIGO (Società italiana di ginecologia e ostetricia) fanno un appello a pochi giorni da questa decisione: «L'Aifa si allinei a quanto raccomandato da tutte le altre agenzie regolatorie internazionali che non subordinano la prescrizione dell'Ulipristal acetato all'esecuzione del test ematico per escludere una gravidanza in corso, se non in caso di dubbio del medico». Le ragioni, spiegano gli esperti, sono «evidenti».
«Il test – sostengono - è ingiustificato dal punto di vista clinico, poiché la diagnosi di stato di gravidanza compete al medico» e rappresenterebbe, inoltre, «un rischio concreto di inaccessibilità o ritardo nell'accesso al farmaco, tant'è che la sua obbligatorietà non è prevista dalle altre agenzie regolatorie europee e internazionali».
Lisa Canitano, ginecologa e presidente di Vita di Donna, ha affermato: «Noi siamo fiduciosi che l'AIFA rimetterà ai medici la valutazione di eventuali test da somministrare prima della prescrizione dell'Ulipristal acetato, come è per tutti i farmaci.
Per i medici ci sono le linee guida, i protocolli, le prescrizioni in scienza e coscienza e non certo gli obblighi legali che sopravanzino la loro facoltà prescrittiva. Per quello che riguarda le donne è evidente che le si vuole mettere sotto controllo, rendendogli la regolazione delle nascite sempre più difficile e interferendo nella loro relazione con il medico, che riguarda solo loro e, appunto, il medico che hanno di fronte.
Questo farmaco è un contraccettivo d'emergenza, come è stato riconosciuto ovunque, quindi l'esecuzione obbligatoria di un test di gravidanza è oltretutto privo di senso. Vi sono tante pratiche considerate a rischio per la gravidanza, fra cui le radiografie, l'assunzione di alcuni farmaci, e non si è mai sentito che una donna debba presentarsi con un test di gravidanza ematico in mano.
L'uso della contraccezione d'emergenza è un potentissimo mezzo di riduzione dell'aborto volontario, e l'Ulipristal acetato è più efficace del Levonorgestrel, l'attuale pillola del giorno dopo. Le donne devono essere facilitate e non ostacolate, nella loro decisione di programmare le nascite».
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