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Nascita: possiamo fare di meglio!

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Nascita, ostetricheMaggiore medicalizzazione non corrisponde a maggiore salute nella nascita.

Grazie ad una sponsor lungimirante e generosa ho potuto, modesta ostetrica romana, partecipare al Convegno Internazionale delle Ostetriche che quest’anno si è tenuto a Glasgow.

Abituata a riunioni e convegni che, quando va bene, contano qualche centinaio di persone (le riunioni 4-5!) immaginate la mia meraviglia da ragazza di campagna di fronte alle 3000 (tremila!) ostetriche di tutto il mondo che ho visto riunite a Glasgow.

Tremila ostetriche entusiaste, cariche, vogliose di conoscere altre realtà.

Immaginate la mia meraviglia quando sul mega schermo della serata inaugurale appare il volto di Brown (primo ministro del Regno Unito) che si scusa di non poter partecipare e che indirizza un lungo messaggio alle ostetriche dicendo di sapere quanto sia importante il loro lavoro per il benessere della società tutta.

Oppure quando il giorno dopo durante una sessione plenaria si presenta la Principessa Anna a parlare sempre dell’importanza del ruolo delle ostetriche nella nostra società, e con lei la moglie del primo ministro.

Resto basita e felice che, neanche tanto lontano da noi, ci sia ancora la consapevolezza di quanto sia importante avere delle brave ostetriche. Ostetriche che devono mettere al primo posto il benessere delle donne e allo stesso tempo essere consapevoli dell’importanza del loro ruolo e di come vada assolutamente preservato dalla marea montante della medicalizzazione ad ogni costo.

Ad una sessione sul taglio cesareo porto la mia testimonianza raccontando di come in Italia si facciano ormai il 37% di cesarei e dalla sala si leva un ululato di sorpresa: solo il Brasile ci supera, ma li’ stanno già correndo ai ripari, infatti è in corso una campagna mediatica che sta avendo molto successo per il ritorno alla nascita “naturale”.

Ci cita di nuovo, in plenaria, il professor Declerq quando denuncia come ci siano luoghi dove si fanno troppi cesarei, il sud Italia, e dove se ne fanno troppo pochi (l’Africa, spesso).

In entrambi i casi i rischi per le donne e i bambini sono superiori a quanto sarebbe ragionevole aspettarsi e ci riconferma che il cesareo senza indicazione medica non solo è rischioso per la madre, ma anche per il suo bambino.

Ormai è noto che laddove alle ostetriche viene lasciata la necessaria autonomia e allo stesso tempo viene richiesto un alto standard di professionalità, la salute di donne e bambini, e di conseguenza quella di tutta la popolazione, migliora drasticamente. Il tutto con costi decisamente minori per il servizio sanitario nazionale.

E’ un circolo virtuoso che va innescato al più presto anche da noi in Italia, dove (tranne splendide eccezioni) stiamo assistendo al trend opposto:

  • Standard di assistenza generalmente lontani dai requisiti definiti da linee guida internazionali e dalla stessa Organizzazione mondiale della Salute (OMS)
  • Poche ostetriche e con scarsa autonomia professionale
  • Gravidanze seguite quasi esclusivamente da medici contrariamente al dettato dell’OMS: “la gravidanza non e’ una malattia”
  • Donne e coppie che in gravidanza tendono a delegare completamente le scelte che le riguardano e che spesso sono poco informate.
  • Informazioni contraddittorie sui media riguardo alle modalità di nascita e alla maternità in generale  di cui molte non suffragate da reali evidenze scientifiche.
 

Insomma, possiamo fare di meglio, lo dobbiamo alle “nostre” donne e ai “nostri” bambini.

Per farlo e’ necessario costruire un’alleanza tra tutti coloro che si occupano di nascita (ginecologi, ostetriche, neonatologi in primis) e i cosiddetti “utenti”: le donne e le coppie che scelgono coraggiosamente di avere un figlio, nonostante lo scarsissimo sostegno a livello sociale.

Forse andremo meglio che negli Stati Uniti dove ti devi pagare pure l’assistenza al parto, ma non posso fare a meno di pensare alla mia amica norvegese che ha partorito due gemelli due mesi fa. Primi figli nati con parto naturale, nonostante il secondo fosse podalico (cioe’ si presentasse di piedi) e allattati completamente al seno senza che lei fosse attorniata da personale sanitario che cercava di convincerla a fare un cesareo e a dare l’aggiunta di latte artificiale…quasi fantascienza da noi, tranne le splendide eccezioni di cui dicevo prima. Ah e se ne sta pure a casa con due anni di stipendio pieno se vuole!

Penso all’Olanda per esempio dove le ostetriche sono autonome e pagate dal SSN per assistere la donna in gravidanza e dove vuole al parto, casa o ospedale. Dove tutte le donne hanno diritto all’aiuto pratico di una “mother assistant” per una settimana dopo il parto.

Penso alla Gran Bretagna dove l’ostetricia basata sulle evidenze e sulle prove cliniche è una regola e non l’eccezione.

Possiamo e dobbiamo fare di meglio, ma dobbiamo imparare con umiltà a prendere esempio da chi fa meglio di noi.

 


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