Abortire ha esiti negativi per la salute mentale della donna? Portare avanti invece una gravidanza non desiderata può avere degli effetti depressivi? La risposta arriva da uno studio condotto dalla Academy of Medical Royal Colleges (AOMRC) che esclude un futuro di problemi mentali per la donna che abortisce.Scegliere di abortire per una donna non è mai una passeggiata, sia nel caso di una decisione libera e consapevole, sia se la decisione stessa viene indotta da pressioni socio-ambientali come ad esempio la disapprovazione del partner o della famiglia. Motivo per cui, soprattutto in Italia, le donne si battono per una maternità consapevole.
La ricerca inglese ha preso in esame 180 studi pubblicati nel corso di questi ultimi 11 anni. La conclusione è che tra abortire e portare avanti una gravidanza che non si vuole non vi è nessuna differenza in termini di rischio di sviluppo di una malattia psichiatrica.
A fare la differenza invece è il motivo della decisione. Che si abortisca o no, se alla base della scelta ci sono pressioni familiari (partner o genitori) o sociali, come ad esempio gli anatemi religiosi, allora il rischio che l'equilibrio psichico della donna possa vacillare si alza. Fatta salva, ovviamente, la storia personale della donna che ha già una predisposizione ad atteggiamenti negativi e depressivi.
La ricerca dell'AOMRC sottolinea come tutti gli eventi legati alla riproduzione (aborto o parto) possono determinare su una donna un impatto psicologico. Si pensi ad esempio alla depressione post-parto come possibile (e non raro) esito di una nascita.
Un fenomeno che si riscontra anche in donne che hanno desiderato la gravidanza, "perché - spiega lo studio - il loro desiderio di avere un bambino supera la paura di soffrire di problemi di salute mentale".
In sintesi, spiegano i ricercatori, se una depressione segue l'aborto è perché la donna ha una preesistente condizione di salute mentale, non perché l'aborto in sé le induca la patologia.
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