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Tumori, con il gene bifronte “onco-Giano” stop alla crescita
- Pubblicato 29 Settembre 2011
- Di redazione
Novità sul fronte dei tumori che potrebbero aprire nuove strade alla sperimentazione. Quello scoperto dai ricercatori dell’Università di Bologna è un gene mutante “bifronte”, chiamato “Onco-Giano”. Perché è importante?
Il motivo sta nel suo comportamento, il gene favorirebbe la diffusione delle cellule cancerogene solo fino ad una certa quantità, superata invece una sorta di soglia limite svolge una funzione opposta, quella di rallentarne il moltiplicarsi.
I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista specializzata Cancer research, rende possibile la sperimentazione di nuove terapie.
L’onco-Giano (MTND1) ha avuto diverse mutazioni trasformandosi in diverse cellule tumorali con diverse percentuali. Il giovane genetista, Giuseppe Gasparre, ha spiegato che "Per analizzarne gli effetti abbiamo ingegnerizzato delle cellule di cancro in modo che contenessero cinque diversi livelli della mutazione”.
Successivamente le cellule sono state iniettate nei topi e qui è avvenuta la scoperta. Cioè, i topi con bassi livelli di gene mutato sviluppano un tumore, al contrario, in quelli con livelli più alti il tumore non è cresciuto. “La soglia critica che abbiamo individuato – spiega Gasparre - è intorno all’82 per cento".
I ricercatori bolognesi hanno ricostruito “il meccanismo biochimico con cui il gene interferisce nella capacità delle cellule tumorali di creare nuovi vasi sanguigni”, ha spiegato Anna Maria Porcelli.
I vasi sanguigni sono infatti di importanza vitale per la crescita e la diffusione dei tumori perché apportano alle cellule cancerogene il nutrimento necessario alla loro crescita.
Quindi se i ricercatori riusciranno a riprodurre “per via farmacologica, o genetica, lo stesso effetto dell’onco-Giano mutato possiamo quindi soffocare lo sviluppo dei tumori”, ha aggiunto Porcelli.
Ora la tappa successiva è quella di mettere a punto delle terapie manipolando l’onco-Giano per raggiungere lo scopo di bloccare i tumori interrompendo le loro vie di nutrimento, cioè i vasi sanguigni.
I risultati dello studio sono stati raggiunti dopo tre anni da una decina di giovani ricercatori con un’età che va dai 25 ai 39 anni. Si deve ringraziare l’Airc, Associazione italiana per la ricerca sul cancro, che ha in gran parte sostenuto economicamente la ricerca.


