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Cresce l'utilizzo della pillola dei 5 giorni dopo, il Ministero latita sulla prevenzione



Pillola dei 5 giorni dopo ellaOne

E' boom di vendite della pillola dei 5 giorni dopo, il ricorso alla contraccezione di emergenza fa calare il velo sulla scarsa azione del Ministero della Salute in merito alla corretta informazione contraccettiva.

I dati relativi all’acquisto ed al conseguente consumo della pillola dei cinque giorni parlano di un incremento delle vendite di circa il 96%, passando dalle 13.000 confezioni acquistate nel 2016 alle oltre 200.000 del 2017 (dati Federfarma).

La spiegazione più evidente di questo aumento è legata alla norma del 9 Maggio 2015, quando venne deciso che la pillola dei cinque giorni poteva essere acquistata in farmacia da tutte le donne maggiorenni anche in assenza di ricetta medica.

Quella norma ha rappresentato la vittoria delle donne di fronte ad un Paese come il nostro, che, in disaccordo con grandissima parte dei paesi civili, e soprattutto in disaccordo con quanto scientificamente dimostrato, insisteva nel richiedere alle donne la presentazione di una ricetta medica e, addirittura, un test di gravidanza.

Fu una grande vittoria ma oggi, di fronte all’enorme aumento delle vendite, insorgono alcune domande che ci dobbiamo porre, soprattutto di fronte all’affermazione del Ministero della Salute che dice che nel nostro Paese manca ”la cultura della prevenzione”, soprattutto fra i giovani.

Siamo di fronte ad una affermazione che fa venire voglia di pensare: ma da che pulpito proviene la predica?
Il ministero della Salute dovrebbe avere fra i compiti istituzionali più alti proprio quello della prevenzione, anche in fatto di contraccezione .

Un Ministero che fino ad ora ha pensato bene di risolvere il problema ignorando il depauperamento progressivo dei consultori familiari, abbandonati a se stessi, con un personale che lentamente si va esaurendo, e senza risorse adeguate per svolgere i propri compiti.

Certo Signora Ministro che il numero delle pillole dei cinque giorni così aumentato, fa venire in mente la mancanza di una cultura della contraccezione o, come dice la dottoressa Porcu, vicepresidente del Consiglio superiore di Sanità, "Il record di vendite dimostra che in Italia non c'è una cultura consapevole della procreazione, e ci si affida alla contraccezione d’emergenza e non a una vera programmazione o meno delle gravidanze".

Ma, Signora Ministro, chi deve fare prevenzione, chi deve dettare le regole per fare per fare cultura alla contraccezione, chi si occupa dell’educazione ad una sessualità consapevole nelle scuole? Chi, se non lei ed il suo governo?

Oggi possiamo dire solamente che la decisione dell’Agenzia del Farmaco, presa per allineare l’Italia all’Europa, ha sicuramente messo la parola fine all’odissea che le donne dovevano affrontare per avere la pillola, andando da un Pronto Soccorso ad un consultorio, fino ad una farmacia, una vittoria tutta femminile.

Manca ancora però un ministro che faccia il suo lavoro e si attivi, finalmente, per far “rinascere” i consultori, abbatta gli ostacoli spaventosi che una donna deve affrontare quando, ad esempio, decide di interrompere la gravidanza, e soprattutto investa realmente nell’educazione alla salute che da sola è già prevenzione.

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