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Il cervello lavora a seconda delle stagioni. Lo studio



Cervello e stagioni

In uno studio pubblicato sulla rivista PNAS, (Proceedings of the National Academy of Sciences), ricercatori del Belgio hanno esaminato l'attività cerebrale di volontari tenuti per un anno e mezzo in un laboratorio, in condizioni ambientali costanti, per valutare l’influenza delle stagioni sull’attività cerebrale.

Nell’esperimento svoltosi durante diversi periodi di tempo, i partecipanti hanno dormito otto ore in una stanza completamente buia, poi sono stati privati del sonno per 48 ore in una stanza insonorizzata con luce fioca e non avendo nessuna possibilità di capire che ora fosse.

Poi dopo aver dormito 12 ore, hanno avuto dei compiti da svolgere, uno di attenzione sostenuta, un tipo di attenzione che interviene nei compiti poco complessi che richiedono una buona vigilanza, ma una debole concentrazione, ed uno di memoria di lavoro, quella che permette di mantenere in memoria e al tempo stesso di elaborare delle informazioni.

Ogni volta, i 28 soggetti che volontariamente hanno accettato di sottoporsi all’esperimento scientifico, sono rimasti per quattro giorni e mezzo in un laboratorio, senza accesso al mondo esterno, e senza avere idea della stagione in corso.

I ricercatori hanno scansionato il cervello dei partecipanti, mentre svolgevano i loro compiti assegnati. Così hanno scoperto che le prestazioni della soggetti su questi compiti loro assegnati, non sono cambiate indipendentemente dal periodo dell'anno.

Tuttavia, i risultati hanno mostrato che quello da loro definito come il “neuralcost”, ossia la quantità di attività cerebrale coinvolta, cambiava a seconda dei periodi.

Per esempio, i livelli di attività cerebrale usati per mantenere l'attenzione hanno raggiunto un picco nel mese di giugno, in prossimità del solstizio d'estate, ed erano più bassi nel mese di dicembre, intorno al periodo del solstizio d'inverno.

Al contrario, i livelli di attività del cervello legate alla memoria di lavoro hanno raggiunto un picco in autunno, e sono stati più bassi nel periodo dell’equinozio di primavera.

Gli scienziati sanno da tempo che gli animali sono dotati di ritmi annuali che dettano loro le cose da fare, come ad esempio l'accoppiamento e l'ibernazione, ma questi ritmi sono molto più difficili da rintracciare negli esseri umani.

Gilles Vandewalle, un ricercatore del sonno che ha condotto lo studio, ha spiegato che “Questi studi sono molto difficili da condurre".

Aggiungendo che per dimostrare vera stagionalità, gli scienziati avrebbero dovuto tenere i partecipanti in un laboratorio per almeno 13 mesi sotto severi controlli, un compito che sarebbe possibile, ma estremamente difficile.

Vandewalle si è detto sorpreso da quanto fossero forti gli influssi stagionali con soli 4,56 giorni di esperimento senza sapere che stagione fosse.

Secondo il ricercatore, se lo studio fosse ripetuto a diverse latitudini e in diversi paesi, si potrebbe rilevare se fattori come le interazioni sociali, l’umidità o la temperatura, influenzino la funzione cerebrale su base stagionale.

Gilles Vandewallw ha poi concluso dicendo che “ora possiamo finalmente cominciare a districarci”, avvertendo che “solo perché ci sono i cambiamenti della funzione cerebrale da stagione a stagione non significa che, per esempio, l'estate sia un momento migliore per prestare attenzione o che dopo l’estate ci sia un tempo migliore per ricordare le cose. La stagionalità non è un problema per il cervello, è solo il modo in cui le cose stanno”.

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