Zingaretti inaugura il centro del Campus Bio-Medico, un danno per la sanità pubblica

Nicola Zingaretti, ha inaugurato il centro di radioterapia del Campus Bio-Medico. Saranno inoltre escluse le prestazioni salvavita dai limiti di spesa fissati annualmente con la sanità privata convenzionata.

Il Centro sarà in grado di trattare ogni anno circa 2 mila pazienti oncologici grazie alla tecnologia TrueBeam di cui è dotato. In questo modo, secondo quanto propagandato, si ridurranno i tempi di attesa sia per i casi meno urgenti che per quelli urgenti.

Grande sensazione e diffuso consenso popolare per la decisione del presidente Zingaretti di togliere il tetto alle terapie per i pazienti oncologici. Così, dice, niente più limitazioni di budget per le radioterapie.

Nessuno dovrà più sentirsi dire che non può fare la radioterapia per mancanza di soldi. Che è quello che raccontavano i centri privati quando, dopo l’abbuffata della prima parte dell’anno si trovavano a non poter più coprire le prestazioni che erogavano, in genere senza programmazione dal centro.

Lo afferma il presidente in pompa magna, è il caso di dirlo, alla inaugurazione del moderno reparto di Radioterapia del Campus, struttura sanitaria governata e posseduta dall’Opus Dei che, come tutte le strutture private accreditate, si può permettere di investire e quindi di capitalizzare i profitti con i rimborsi regionali (i nostri soldi), che copriranno senza limiti di spesa le radioterapie del Campus Biomedico dell’Opus Dei e quelle degli altri centri privati accreditati.

Tutto ciò avviene mentre reparti di Radioterapia altrettanto e più moderni, acquisiti e aggiornati con denaro pubblico, come per esempio quello del San Filippo Neri recentemente declassato, languiscono e agonizzano per mancanza di personale, che possono lavorare solo mezza giornata e sono destinati a lavorare sempre meno, cannibalizzati dai reparti dei privati accreditati, visto che le strutture pubbliche invece non possono né investire né assumere personale.

Siamo alle solite, Calimero.

Si appresta un flusso di denaro fresco pronto a uscire senza controllo dal Sistema per prestazioni delle quali nessuno garantisce l’appropriatezza, perché destinate al profitto più che alle cure.

E d’altra parte il sub commissario Botti proviene dalla Regione Principessa della Spesa Elevata e Inappropriata, portata ad esempio improprio di una virtuosità immaginaria. Anche senza che si arrivi agli eccessi della Santa Rita e di Brega Massone, delinquente vero e acclarato, ma frutto avvelenato di un regime di concorrenza, investimenti, piani industriali e profitto, invece che di programmazione oculata secondo i bisogni.

Si prende oggi nel Lazio una decisione di questa portata mentre ancora è di là da venire uno straccio di programmazione dei bisogni e dell’offerta sul territorio, fino al momento in cui si prenderà atto del probabile fatto compiuto di un pubblico all’asfissia e un florido privato ingrassato a dovere dai soldi dei rimborsi pubblici.

E quindi, certo, chi non produrrà verrà chiuso, e guarda caso toccherà al pubblico. Qualche conato nei piani operativi di parità fra pubblico e privato (e quando mai sono stati pari i fini?) in cui si promettono controlli su contratti e personale.

Il Servizio pubblico sarà asfaltato dal prossimo venturo fiume di denaro nelle casse di chi ha investito con la certezza di poter contare sulla benevolenza del Potere, forse scambiato con altre benevolenze politiche ed elettorali.

Che peccato. La “lombardizzazione” del Lazio è in atto, la nefasta distinzione fra un committente pubblico e una pletora di strutture che si contendono i sacchetti di monete d’oro gettati dal balcone per le prestazioni si profila all’orizzonte.

Il tutto si consuma con un competitore pubblico in ginocchio, che vive di precariato e cooperative di caporali, con l’età media del personale sempre più alta.

Noi vogliamo fingere di sperare che almeno le radioterapie seguano criteri di appropriatezza ma, come ben sa chi sia stato al cinema almeno una volta a vedere qualche film di gangster, quando sono in ballo grosse cifre di denaro l’etica professionale corre dei seri rischi.

Francamente ci saremmo aspettati altro.

Pubblicato 19/5/2014

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