Le sarde a beccafico sono un piatto tipicamente siciliano nato dalla rielaborazione “povera” di un piatto esclusivo per le tavole dei nobili.
Prende il nome da una passeracea canora lunga circa 15 centimetri e dal peso di non più di 20 grammi che i nobili siciliani amavano cacciare perché, a loro detta, aveva delle carni molto saporite.
La caccia non era certo attività per i poveri i quali, come si sa, si dedicavano e solo per sopravvivere alla pesca e all’agricoltura e fu così che l’uccellino venne sostituito dalle più reperibili sarde e da agrumi, prodotti vegetali e formaggi.
Le interiora del beccafico, usate come farcitura nella ricetta “ricca”, sono state sostituite dalla mollica di pane ed il succo di agrumi è stato introdotto per attenuare l’odore di pesce.
Insomma … geniale ed a tutto vantaggio della tasca, del palato e … del povero beccafico.
In Sicilia troviamo molte ricette simili tra loro in Sicilia ma, non potendo proporle tutte, mi limito a quella catanese (che trovate in questa pagina) ed a quella palermitana (Sarde beccafico alla palermitana).
Squamate le sarde e liberatele della testa e delle interiora ed apritele a libro dalla parte del ventre togliendo la lisca.
Lavatele sotto acqua fredda corrente e disponetele in un contenitore largo coprendole con l’aceto.
Fatele marinare due ore.
In una terrina mettete il pecorino ed il pane grattugiati, il prezzemolo, l’aglio tritato, 3 uova sbattute con la forchetta, sale e pepe e formate delle polpettine ovali.
Mettete ciascuna polpettina tra due sarde marinate e ben sgocciolate e premete bene facendo aderire i bordi.
Passate le sarde in 2 uova sbattute con la forchetta, quindi nella farina e fate friggere (annegandole in abbondante olio bollente) per un paio di minuti.
Servitele sia calde che fredde (temperatura ambiente).




